HOTEL
Al centro della terra

La designer Daniela Franceschini fa suoi i colori naturali dell’arcipelago vulcanico delle Azzorre per rifletterli nei materiali di un carismatico boutique hotel. Con vista sull’oceano

Giganti metamorfici, immobili eppur distruttivi, i vulcani esercitano da sempre una potente attrattiva sull’immaginario. Omero affonda le fucine del dio greco Efesto nelle loro cavità ancestrali, mentre nel fantascientifico Viaggio al centro della terra di Jules Verne i protagonisti vengono risputati in superficie da un poderoso getto di magma incandescente. Il vulcano ribolle, furioso, ma può anche tacere, cinereo, per secoli. A 1400 chilometri dal Portogallo, 1766 di questi ‘mostri dormienti’ – di cui 9 ancora attivi – costellano l’arcipelago delle Azzorre, componendo un paesaggio tanto spaventoso quanto mozzafiato. In una parola, sublime.

Sulla costa meridionale di São Miguel, l’isola più grande e popolosa dell’arcipelago, i colori dell’Oceano Atlantico si fondono con il blu dell’orizzonte. È qui che tutto è iniziato un po’ per caso, quando Catarina e João Reis, appassionati ideatori di location, durante un’escursione si sono imbattuti in una vecchia casa estiva, appartenente a una storica proprietà vinicola. Folgorati dalla sua bellezza, hanno deciso di convertirla in un carismatico boutique hotel.

In cima a una scogliera vulcanica a 15 metri sul livello del mare, il White Hotel ha così aperto le porte nel 2017, accogliendo gli ospiti nelle sue 9 suite e in una maestosa villa. Ora, quasi 5 anni dopo, la struttura ricettiva torna a calcare le scene dopo un intervento di ristrutturazione curato dall’interior designer spagnola Daniela Franceschini, direttrice creativa di Quiet Studios.

La sua fonte primaria di ispirazione? L’isola. “Una delle cose più importanti per un hotel come questo è far sentire gli ospiti profondamente radicati nelle Azzorre e non in un altrove indefinito”, spiega Daniela Franceschini. E poiché l’edificio si trova appollaiato su una scogliera di basalto, la progettista ha deciso di sfruttare questa relazione ricorrendo ai toni del nero della roccia vulcanica per accentuare il bianco abbagliante della struttura. “Come non c’è luce senza oscurità, non c’è bianco senza nero”, prosegue, ispirandosi alla teoria degli opposti del filosofo greco Eraclito.  

Al White ogni camera è diversa dall’altra. Le Junior Suite si trovano nella parte più recente, mentre al piano terra, costruite dove una volta sorgeva la casa padronale, le Unique Suite conservano invariati alcuni degli elementi più antichi, come le pareti in pietra di basalto, gli archi in pietra che incorniciano i soffitti e un vecchio camino. Proseguendo si incontrano le Ocean Suite, che dispongono di balconcini con vista mare. La rigorosa selezione delle texture e di una tavolozza di tinte piene – che dal bianco latteo virano sul crema per poi intensificarsi in nuance più scure e fuligginose – avvicina le camere ai colori della cultura tradizionale.

Non è mancato il contributo delle maestranze autoctone per enfatizzare la sensazione di calore: dalle lampade disegnate da artigiani locali ai vasi fatti a mano con argilla di tonalità vulcaniche, dai pavimenti ricoperti di basalto smaltato ai pezzi di corallo in ceramica colorata disegnati da Daniela Franceschini decorano le pareti. “Fanno parte della tavolozza naturale delle Azzorre”, asserisce la designer. Il White Hotel dispone anche di ampi spazi all’aperto, tra cui un vecchio pergolato trasformato in zona lounge, diversi patii e una piscina a sfioro con fondale nero che ricrea l’impressione di nuotare in una spiaggia vulcanica. Qui lo sguardo vaga fino a incontrare l’orizzonte, perdendosi nel confine tra acqua e cielo.