Una zattera come dispositivo narrativo e oltre 150 opere per rileggere una delle esperienze più radicali del design italiano. All’ADI Design Museum di Milano, la prima retrospettiva che racconta l’universo utopico del collettivo Alchimia
Ultimi giorni per vedere, all’ADI Design Museum di Milano, la mostra Alchimia. La rivoluzione del design italiano, prima retrospettiva dedicata al collettivo fondato da Alessandro e Adriana Guerriero nel 1976. Un movimento radicale al quale aderirono, fra gli altri, maestri come Alessandro Mendini, Ettore Sottsass, Andrea Branzi e Michele De Lucchi.
L’esposizione, aperta fino al 22 gennaio, si sviluppa su un grande “tappeto-zattera”, un dispositivo simbolico e visionario che accompagna il visitatore dentro l’universo utopico di Alchimia. Qui trovano posto oltre 150 opere tra arredi, oggetti, schizzi, fotografie, tele e video, in un racconto corale che restituisce tutta la forza sperimentale del gruppo.
Nato in un periodo di forti trasformazioni sociali e culturali, Alchimia ha rappresentato un laboratorio di libertà progettuale. Design, architettura, arti visive, moda, musica e performance si sono intrecciati in un linguaggio ibrido e nuovo: ironico, poetico e radicale.
Al centro la teoria del “design banale”, che contestava il funzionalismo e l’estetica industriale, riportando al centro il valore simbolico ed emozionale degli oggetti. Nacquero così creazioni che univano materiali contrastanti, finiture volutamente kitsch e citazioni di epoche diverse – dal barocco al modernismo -, provocando il pubblico e contestando il gusto omologato della società dei consumi.
In mostra compaiono anche alcune icone del movimento, dalla poltrona Proust di Alessandro Mendini al Mobile Infinito, sempre di Mendini ma con il contributo di altri autori. Un sistema di arredi con decorazioni magnetiche che potevano essere accostate e integrate per creare una composizione dalla modularità estrema, virtualmente senza fine.
Creazioni che restituiscono il senso – e la visione – di una stagione straordinaria e irripetibile. Un’epoca in cui il design italiano fu protagonista di una rivoluzione estetica che continua a ispirare chi immagina il futuro del progetto.