INSTALLAZIONE
Anima arcaica

Il progetto di Hannes Peer per Margraf utilizza la pietra naturale come unico principio per progettare spazio e arredi. Con citazioni colte – da Barragán al brutalismo – e un’anima antica. Potente

Hannes Peer firma “La casa di marmo” per Margraf: un’installazione temporanea ipogea – in spazi usati durante l’anno come garage privato – in cui il marmo definisce, come matrice unica, ogni componente del progetto, dalla struttura ai complementi d’arredo.

La sequenza segue il principio della promenade di Le Corbusier e articola una progressione di ambienti che si aprono gradualmente: il corridoio iniziale – al quale si accede tramite una scala elicoidale dal carattere quasi iniziatico – riprende l’uso del colore tipico di Luis Barragán attraverso campiture compatte e luce filtrata, ma sostituisce l’intonaco pigmentato con lastre di onice retroilluminato e marmi colorati, come il Giallo Siena.

Il patio centrale – un po’ soggiorno open space, un po’ peristilio romano – traduce riferimenti precisi in una configurazione spaziale definita: dalla mostra etrusca del 1984 di Francesco Venezia riprende l’idea di un vuoto archetipico organizzato per luce zenitale e superfici compatte; da Villa Malabrigo di Jacques Bedel deriva la relazione tra acqua, riflessione e architettura.

All’interno del patio, due sculture concepite per il progetto stabiliscono un confronto diretto tra linguaggi: la frammentazione organica riconduce a Henry Moore, mentre la sintesi volumetrica richiama la statuaria Khmer.

La conversation pit rilegge la matrice introdotta da Eero Saarinen attraverso una configurazione scavata e raccolta, mentre la cucina sviluppa una chiarezza costruttiva che rimanda alle esperienze di Julian Lampens e Paulo Mendes da Rocha.

A sostenere il progetto contribuisce anche la varietà dei materiali messi in campo da Margraf, che qui trovano una sintesi operativa: onici, marmi traslucidi e pietre naturali lavorano per stratificazione visiva e per differenza di finitura, rendendo leggibili venature, profondità e trattamenti superficiali senza ricorrere a elementi aggiunti.

L’intervento ha richiesto un lavoro complesso anche dal punto di vista realizzativo. “Abbiamo costruito un’intelaiatura interna che attraversa tutto lo spazio, modificando le quote esistenti: il pavimento è stato rialzato di 15 centimetri e il soffitto abbassato di 35. Per oltre un mese una squadra di allestitori ha lavorato senza sosta tra movimentazione delle lastre e montaggi millimetrici”, spiega Andrea Pasquale, responsabile Marketing Margraf.

L’atmosfera restituisce un ambiente rarefatto, arcaico, attraversato da una forte presenza materica. Un’operazione monumentale, che ha acceso i riflettori sul mondo della progettazione architettonica e delle superfici, nel cuore della design week milanese.