DESIGN
Fish Design

A nord di Milano la factory di Andrea Corsi plasma capolavori in resina colorata e mantiene viva l’eredità di Fish Design, il progetto lanciato nel 1996 da Gaetano Pesce a New York

La cornice è quella degli spazi affascinanti della ex Pipe Rossi a Barasso, cinquanta chilometri a nord di Milano. Qui, dove si trovava la più grande fabbrica di pipe del mondo, oggi possiamo ammirare ciò che resta dell’architettura industriale dell’epoca: edifici bassi, botteghe e laboratori, legati insieme dal vecchio muro di cinta della fabbrica, un tessuto urbano quasi spontaneo.

In questo contesto, tra i mattoni a vista della vecchia ciminiera e le piccole officine si nasconde la Corsi Design, un mondo fatto di colori vibranti, profili circolari, linee sinuose, forme avvolgenti, intrecci, spirali, bolle e nastri ricurvi. Parliamo dei sensuali, erotici e iconici vasi di Gaetano Pesce. È mattina e ad aprirci le porte di questo mondo fantastico è Andrea Corsi, che ci racconta con passione il suo viaggio personale nel mondo del design e dell’artigianato.

“Non sono un designer, sono un artigiano”, ci dice, riprendendo le parole di Enzo Mari che, con una frase semplice ma potente, lo ha ispirato lungo il suo percorso: “Gli artigiani sono i propri designer”. Andrea Corsi ha vissuto e viaggiato in lungo e in largo, imparando lingue e culture diverse. La sua carriera nel mondo del design inizia come export manager per Cassina, ma è nel 1999, quando acquisisce la compagnia Alias, che inizia a tracciare il suo cammino indipendente. E dopo aver venduto Alias nel 2002, il destino lo porta a incontrare Gaetano Pesce, un incontro che segnerà un punto di svolta nella sua vita e nella sua visione del design.

“Lavorare a stretto contatto con Gaetano Pesce mi ha cambiato la vita”, racconta Andrea. “Mi ha aperto gli occhi e la mente al mondo dell’arte e dell’artigianato. Vederlo lavorare con la resina, giocare con le sue forme, mi ha fatto desiderare di entrare a far parte di quel mondo. Ho imparato i segreti, gli strumenti, le tecniche per lavorare con la resina, e così è nata Corsi Design”. Da quel momento, Andrea ha iniziato a sperimentare senza paura, mettendo alla prova la sua creatività e accettando anche gli errori come parte del processo di crescita. Lavorando con il suo prezioso e giovanissimo team e con l’art director londinese Manu Ferrero.

“Ma andiamo con ordine, partiamo dal principio – racconta Andrea -. Fish Design nasce nel 1996 a New York, dove Gaetano Pesce aveva il suo studio, e lì venne prodotta fino al 1999, grazie all’opera di diversi collaboratori. La collezione, ai tempi, comprendeva vasi, specchi, orologi, bijoux e altri oggetti, caratterizzati da toni vivaci e forme morbide, frutto della sperimentazione dell’artista con i materiali plastici. Nel 2003, sempre a New York, Gaetano Pesce e io iniziammo a collaborare. L’obiettivo era lanciare Fish Design nel mercato internazionale, dando piena visibilità a questo progetto visionario, unico nel panorama del design. Nel 2004, in concomitanza con il Salone del Mobile, il progetto fu ufficialmente presentato nel laboratorio di via Malpighi, a Milano, dove lavoravo, e la collezione Fish Design passò letteralmente nelle mie mani, diventandone il custode esclusivo.

Da allora, tutti i pezzi di Fish Design sono realizzati in Italia, nel mio laboratorio di Barasso. Lavorando fianco a fianco con Gaetano Pesce, sono diventato il custode delle sue visioni. Ma non solo: con Emanuela e i ragazzi del laboratorio abbiamo affinato le lavorazioni e valorizzato la gamma cromatica. La resina offre un alfabeto di possibilità: plasmabile, versatile, capace di effetti materici inaspettati, morbida al tatto e in grado di assumere forme inusuali, vestendosi di mille colori. Un materiale che, come accade con gli oggetti d’affezione, con il tempo acquisisce una patina che lo rende prezioso.

Nel processo creativo si esplica l’idea di questi manufatti che, per affermazione di Gaetano Pesce, dimenticano il disegno iniziale, spesso inesistente. Con la spatola abbiamo scoperto che è più divertente, comodo ed espressivo unire una forma morbida anziché un segmento. La colata della resina ancora liquida è sorprendente, ha un’anima tutta sua, calda e avvolgente. Le rette e gli spigoli, al contrario, con tutta la loro logica, sono freddi da vedere e scoraggianti al tatto. Con le mani modelliamo la materia, che viene estrusa sotto forma di spaghetti o grandi cordoni, trasparente oppure opaca a seconda di ciò che dobbiamo realizzare per creare i diversi componenti.

Ogni ragazzo che lavora con me conosce perfettamente i passaggi necessari per le diverse realizzazioni e segue rigorosamente i tempi di miscelazione e asciugatura, fondamentali per lavorare la resina. Hanno imparato negli anni osservandomi e ora sono loro a correggermi. Questi oggetti sono un eterno ritorno alla forma primordiale, all’energia che tutto muove e permette alla materia un’espressione libera, spontanea, a volte imperfetta. Ogni pezzo della collezione, pur mantenendo caratteristiche morfologiche ed estetiche simili, è unico perché realizzato a mano e reca l’impronta del suo artefice”.

Nel pomeriggio, la penombra del laboratorio si fa più intensa e lo spazio si svuota. La luce cala, e le resine in fase di finitura spaccano la luce, restituendo effetti luminosi nuovi e inaspettati, mostrando tutta la loro vitalità fanciullesca, il loro segno schizzato, divagante ed euforico che guarda con ironia a ieri, all’altro ieri e all’oggi contemporaneo. Ancora una storia che si nutre di storia, che Andrea Corsi e la sua factory sanno perfettamente riscrivere.