Avvolto da uno strato morbido che veste lo spazio, è l’amore per il vetro il fulcro della mostra che ha celebrato i 70 anni di Gallotti&Radice. Un viaggio all’insegna dell’heritage, tra pezzi d’archivio e nuove visioni progettuali
Materiale – e passione – che da sempre scandisce i capitoli della sua storia, il vetro si è trasformato nel mezzo attraverso cui prende forma il racconto dei 70 anni di Gallotti&Radice. Tales in Glass ha saputo raccontare l’heritage del marchio, la sua eccellenza artigianale e la continua ricerca sul vetro, interpretato e lavorato come materia viva.
Ospitato nel sontuoso Palazzo Meli Lupi di Soragna in occasione della Milano Design Week, il progetto di allestimento curato da Sophie Dries è stato concepito come un viaggio nel tempo. Pezzi d’archivio –
di Luigi Massoni, Pierangelo Gallotti e Studio G&R – e nuove visioni progettuali – firmate da Valentina Cameranesi Sgroi, Ivania Carpio, Studio Persona, Rania Hamed, Fumie Shibata e Miminat Shodeinde – si sono intrecciati in un racconto unitario.
ll vetro è il filo conduttore e il vero protagonista, capace di rinnovarsi senza perdere la propria essenza
Scandito in tre capitoli – passato, presente, futuro – il progetto si snodava attraverso momenti chiave della storia del marchio. Firmato dall’architetta francese Sophie Dries, l’allestimento si sviluppava in dialogo con l’architettura storica del palazzo. Un percorso continuo tra le diverse temporalità, avvolto da uno strato verde bosco morbido ed elegante che vestiva lo spazio. Una scenografia fatta di vetro, tessuti e corde.
Il passato rievocava le radici dell’azienda, dall’uso pionieristico del vetro all’introduzione del giunto metallico, nato come elemento funzionale e divenuto nel tempo cifra stilistica. Il presente raccontava l’evoluzione della ricerca materica e lo sviluppo di una visione di total living, in cui il vetro dialoga con materiali differenti e si declina in finiture raffinate.
Il futuro prendeva forma attraverso pezzi inediti concepiti da sei designer internazionali – Valentina Cameranesi Sgroi, Ivania Carpio, Estudio Persona, Rania Hamed, Fumie Shibata e Miminat Shodeinde – invitate a confrontarsi con il patrimonio dell’azienda e a reinterpretarlo secondo sensibilità culturali e progettuali diverse.