Da una lunga storia manifatturiera nata in Brianza a un nuovo modo di raccontare l’ufficio contemporaneo: IOC project partners inaugura il nuovo showroom progettato da Migliore+Servetto. Dove costruire relazioni, idee e visioni dell’abitare
Ci sono storie imprenditoriali che coincidono con la storia stessa di un territorio. Quella di IOC project partners attraversa quasi un secolo di manifattura brianzola, cultura del progetto e visione internazionale, mantenendo sempre al centro un’idea precisa di qualità: discreta, concreta, costruita nel tempo attraverso il lavoro, le relazioni e la capacità di evolversi senza perdere la propria identità.
“Oggi si parla molto di storytelling aziendale”, racconta Luca Pepori, “ma nel nostro caso la storia c’è davvero”. Una storia che affonda le radici negli Anni 30, quando i bisnonni della famiglia Pepori gestivano un negozio di mobili nel centro di Milano. Negli Anni 50 arriva però un’intuizione destinata a cambiare il destino dell’azienda: trasferire la produzione in Brianza, allora uno dei primi grandi distretti italiani del mobile. “I miei nonni avevano deciso di produrre direttamente ciò che avrebbero poi venduto sul mercato”, spiega Pepori.
Nasce così un rapporto profondo con il territorio brianzolo e con il mondo dell’architettura. La nuova sede di Giussano, progettata da Angelo Mangiarotti, segna infatti un primo importante cambio di scala e inaugura un dialogo tra impresa e cultura del progetto che rimarrà centrale nello sviluppo dell’azienda.
Nel 1992 nasce IOC International Office Concept, realtà indipendente del gruppo Lema fondata da Marcello Pepori insieme ad Angelo Meroni per trasferire quel patrimonio manifatturiero e progettuale nel mondo dell’office design. “Condividono lo stesso building, ma restano due entità separate”, precisa Luca Pepori, sottolineando la specificità di IOC rispetto all’universo domestico di Lema.
Da azienda specializzata in arredi per ufficio, IOC evolve progressivamente in partner internazionale per progetti complessi e custom made, seguendo l’intero processo: progettazione, produzione, logistica e installazione. Parallelamente cambia anche il concetto stesso di workspace, sempre meno interpretato come semplice luogo operativo e sempre più come ambiente da vivere, attraversare e abitare.
L’ingresso della terza generazione della famiglia Pepori consolida questo percorso di trasformazione. Martina Pepori guida oggi le attività direzionali e operative della sede italiana, mentre Luca Pepori segue lo sviluppo internazionale dell’azienda dagli Stati Uniti, dove si trasferisce con la famiglia in una fase decisiva per la crescita del brand. “Abbiamo cercato di lanciare la società all’estero, soprattutto negli Stati Uniti”, racconta. Una scelta tutt’altro che scontata all’inizio degli Anni 2000, ma destinata a rivelarsi strategica. Nel 2003 nasce infatti il primo showroom a Manhattan, a cui segue l’apertura degli uffici di New York, Miami, Chicago e Los Angeles.
Nel 2019 l’azienda compie un ulteriore passaggio strategico: il nuovo nome IOC project partners, sviluppato con la consulenza di Annamaria Testa, e la nuova identità visiva firmata da Leonardo Sonnoli esplicitano la volontà di superare il concetto tradizionale di office furniture per aprirsi a una dimensione progettuale più ampia e trasversale.
Questa evoluzione trova oggi una sintesi concreta nel nuovo showroom progettato da Ico Migliore e Mara Servetto, founder di Migliore+Servetto, all’interno della storica architettura di Mangiarotti. Più che uno showroom, IOC studio si presenta come uno spazio-manifesto capace di raccontare l’identità dell’azienda attraverso materia, ricerca e dialogo.
“Quando ci siamo incontrati abbiamo pensato: c’è uno showroom da fare”, racconta Ico Migliore. Ma l’obiettivo non era semplicemente esporre prodotti. “IOC è un’azienda che non ha mai urlato la propria qualità”, osserva l’architetto. “Per questo volevamo creare uno spazio capace di raccontarla”.
Distribuito su circa 400 metri quadrati, il progetto si sviluppa come un percorso circolare articolato in tre ambienti distinti ma profondamente connessi: il Laboratorio creativo, l’Agorà e il Cannocchiale sul mondo.
Il Laboratorio creativo rappresenta il punto di partenza del percorso. Qui il progetto assume la forma di un backstage aperto: materiali, finiture, prototipi e componenti tecnici diventano strumenti di dialogo e confronto. Un grande tavolo centrale raccoglie idee, intuizioni e campionature, mentre una parete espositiva restituisce il vocabolario tecnico dell’azienda attraverso oltre 250 profili in alluminio. “È il luogo in cui si può toccare, aprire, discutere, iniziare davvero a progettare”, spiega Migliore.
L’Agorà costituisce invece il cuore conviviale dello showroom. Gli arredi IOC si organizzano in micro-ambienti fluidi e riconfigurabili, definiti da isole cromatiche e superfici specchianti che amplificano prospettive e relazioni visive. Lo spazio cambia continuamente configurazione in base agli interlocutori, agli incontri e ai progetti ospitati.
Il percorso si conclude con il Cannocchiale sul mondo, un corridoio immersivo e digitale che traduce nello spazio il claim “Made in Italy, Designed for the World”. Superfici riflettenti, contenuti multimediali e suggestioni sonore accompagnano il visitatore all’interno delle realizzazioni internazionali dell’azienda, restituendo la dimensione globale del marchio.
Per Migliore, il vero valore del progetto risiede però soprattutto nella sua capacità di costruire relazioni. “Uno showroom non deve limitarsi a esporre prodotti, ma deve diventare un luogo in cui elaborare idee insieme”, racconta. In questo senso IOC studio riflette una visione del design profondamente umana, fondata sull’ascolto, sulla condivisione e sull’esperienza sensoriale dello spazio. “L’intelligenza artificiale non ha una storia, non ascolta i profumi, non percepisce il caldo o il freddo. Noi invece possiamo farlo”.
Più che uno spazio espositivo, IOC studio si configura così come un luogo di confronto e progettazione condivisa, capace di raccontare non soltanto l’evoluzione di un’azienda, ma anche quella di un intero territorio produttivo che continua a trasformare il saper fare italiano in una visione contemporanea e internazionale del progetto.