Dalla menzione speciale ottenuta a MCE 2026 con il sistema PDX alle ricerche sull’elettrificazione e l’accumulo termico compatto. La strategia di Innova unisce tecnologia, adattabilità e attenzione al design
Innova è un’azienda italiana specializzata nello sviluppo e nella produzione di soluzioni per il riscaldamento, la ventilazione e la climatizzazione. Nata nel 2003, in poco più di vent’anni ha costruito una crescita rapida fondata su una forte vocazione tecnologica e sulla capacità di leggere le trasformazioni del settore HVAC, mantenendo al centro ricerca, produzione interna e attenzione all’efficienza energetica. Questa direzione è emersa con chiarezza anche durante l’ultima edizione di MCE Expocomfort, dove l’azienda ha ricevuto una menzione speciale agli MCE Excellence Awards – Efficiency & Innovation for Transition Goals grazie a PDX, uno scaldacqua in pompa di calore aria/acqua senza unità esterna e dotato di accumulo con materiale a cambiamento di fase (PCM). Una soluzione progettata per la produzione di acqua calda sanitaria che utilizza refrigerante R290 e riduce fino al 70 per cento i volumi di accumulo rispetto ai sistemi tradizionali. Di questo e dell’evoluzione del rapporto tra tecnologia impiantistica, ricerca e integrazione architettonica parliamo con Ilario Zanetti, presales engineer dell’azienda.
Il riconoscimento ricevuto a MCE rappresenta bene il percorso di Innova. Come siete arrivati a questo risultato?
Oltre a sviluppare e produrre direttamente quello che mettiamo sul mercato, fin dall’inizio abbiamo cercato di lavorare su un tema preciso: trovare soluzioni adatte al patrimonio edilizio europeo, che è vecchio, complesso, difficile da riqualificare. Questo ci ha portato a sviluppare prodotti capaci di coniugare efficienza energetica, semplicità installativa e integrazione architettonica.
Questa attenzione all’integrazione sembra centrale anche nel vostro approccio al design…
Abbiamo lavorato molto sul superamento del tradizionale fan coil rumoroso e ingombrante. I nostri terminali sono stati pensati fin dall’inizio come elementi compatibili con l’architettura contemporanea: sottili, installabili a parete, pavimento o soffitto, con un’estetica curata e una forte attenzione anche ai materiali e alla durabilità. Per questo negli anni abbiamo partecipato anche alla Design Week, e oggi siamo presenti stabilmente al MetroQuality di Milano. Un modo per dialogare non solo con il mondo tecnico, ma anche con architetti e progettisti.
PDX introduce però anche un contenuto tecnologico molto avanzato…
Sì, perché affronta un tema cruciale della transizione energetica: l’elettrificazione dei consumi. Se il futuro sarà sempre più legato alle pompe di calore, il tema diventa anche capire come accumulare energia in modo efficiente e compatto. Con PDX abbiamo sviluppato uno scaldacqua in pompa di calore che utilizza materiali a cambiamento di fase invece del classico accumulo d’acqua. In pratica, attraverso sali idrati che passano da stato solido a liquido e viceversa, riusciamo a immagazzinare grandi quantità di energia in spazi molto ridotti. L’obiettivo era ottenere le prestazioni di un accumulo tradizionale da 300 litri in un volume assimilabile a quello di una lavastoviglie.
Un tema interessante anche dal punto di vista progettuale, soprattutto negli edifici esistenti…
L’inseribilità è uno degli aspetti più importanti. Oggi molti edifici non hanno locali tecnici adeguati, e diventa fondamentale poter integrare questi sistemi all’interno degli spazi domestici. PDX nasce proprio con questa logica: può essere installato sotto un piano cucina o in lavanderia, mantenendo una qualità estetica adeguata anche in ambienti a vista.
E guardando ai prossimi anni?
Innova ha una visione molto orientata al medio e lungo termine. Continuiamo a investire in ricerca e sviluppo e stiamo crescendo anche sui mercati internazionali, compresi gli Stati Uniti. La nostra idea è continuare a lavorare su soluzioni che uniscano efficienza, integrazione architettonica e capacità di rispondere ai problemi reali degli edifici esistenti. È lì che si giocherà gran parte della transizione energetica.
Questo articolo è estratto da The Book 32. Sfoglia il magazine