Novantuno corpi luminosi, vetro riciclato e una struttura monumentale. A Praga, in occasione di DesignBlok, Lee Broom ci racconta Beacon, il progetto realizzato con Brokis
Mi trovo a Praga, in piazza Jan Palach. È il tramonto e il sole incendia il cielo e la Moldava; la Filarmonica di Praga suona e un’imponente struttura di vetro e metallo risponde alle note pulsando di luce, a ritmo di musica. È Beacon, il grande chandelier rovesciato progettato da Lee Broom per Brokis, dalle linee nette e brutaliste.
L’installazione sembra essere lì da sempre, perfettamente inserita nella piazza, invece è appena arrivata a Praga – un ritorno, là dove è stata sviluppata e prodotta – dopo essere stata presentata a Londra per il London Design Festival, e a Milano, in piazza San Babila durante il Fuorisalone. Brokis, azienda ceca specializzata nell’illuminazione decorativa, ha seguito l’ingegnerizzazione e la produzione del progetto, lavorando con il vetro – suo materiale d’elezione – e il metallo.
Un grande faro – da qui il nome Beacon – che attira il mio sguardo, quello dei passanti e, soprattutto, ipnotizza i bambini. Ho cercato di capire qualcosa di più del progetto parlando direttamente con Lee Broom.
Hai iniziato da giovanissimo con un’esperienza a teatro, per poi essere catapultato nel mondo della moda e, da lì, avvicinarti al design e alla progettazione d’interni. Quanto c’è di queste esperienze in Beacon?
Molto, senza dubbio, anche se non è qualcosa che ho cercato consapevolmente. Quando ho iniziato a disegnare non pensavo “voglio realizzare qualcosa di scenografico”. Il mio primo disegno riguardava semplicemente uno dei singoli elementi luminosi. Poi il progetto è cresciuto, è stato scalato, fino a diventare l’installazione monumentale che oggi vediamo in questa splendida piazza.
A teatro, e poi nel mondo della moda, ho sicuramente imparato a comprendere il potere della presentazione: il modo in cui presenti un oggetto, il contesto in cui lo inserisci, il racconto che costruisci intorno a esso e i diversi modi in cui puoi valorizzarne l’immagine. È qualcosa che ormai fa parte di me e che porto in ogni progetto. Compreso questo.
Un designer britannico chiamato a interpretare il vetro con un’azienda ceca, nella patria del vetro boemo, per un’installazione che è arrivata poi in Italia, nella patria del vetro di Venezia. Più che lavorare a un’installazione, non pensi di aver dovuto assorbire culture diverse?
(Ride) Posso essere sincero? Non ho pensato troppo a queste sfumature, altrimenti avrei rischiato di esserne sopraffatto. Non cerco mai di confrontarmi direttamente con le aspettative: preferisco offrire una mia visione, una mia interpretazione spontanea del tema.
Detto questo, nel progetto c’è sicuramente anche qualcosa della cultura britannica. Beacon si ispira in parte al Festival of Britain del 1951, che si tenne a Londra dopo la Seconda Guerra Mondiale con l’obiettivo di risollevare il morale della popolazione e celebrare innovazione, industria e cultura.
Ci sono state difficoltà progettuali particolari da affrontare?
Innanzitutto devo dire che Brokis è stato un partner ideale. Fin dal primo momento siamo stati tutti mossi da grande entusiasmo e questo ci ha aiutato a superare le difficoltà. La più importante riguardava sicuramente la sicurezza: un’installazione pubblica in vetro può essere problematica, soprattutto quando è esposta al rischio di atti vandalici.
Ricordo che un giorno sono entrato nel laboratorio di Brokis e ho visto alcune persone scagliare dei sassi contro le lastre di vetro che sarebbero poi state utilizzate per l’installazione. Ovviamente stavano testando la resistenza del materiale, ma è stata una scena piuttosto insolita! Grazie ad alcuni trattamenti superficiali, che non hanno modificato né l’aspetto del vetro né il modo in cui interagisce con la luce, siamo riusciti a raggiungere un risultato davvero sorprendente.
Un’installazione pensata per avere una seconda vita, giusto?
Esatto. Era un tema al quale tenevo particolarmente. Oggi progettare in modo sostenibile è fondamentale, ma la sostenibilità non riguarda soltanto i materiali: ha anche una dimensione sociale.
Beacon è realizzata in BrokisGlass (ndr. materiale di Brokis prodotto al 100% con scarti di produzione), ma il progetto non si conclude con la sua installazione. Al termine del suo percorso in Europa, Beacon verrà smontata e trasformata in una serie limitata di novantuno lampade indipendenti. Queste verranno vendute e una parte dei proventi sarà devoluta a Place2Be, organizzazione britannica che sostiene la salute mentale dei bambini nelle scuole.
Chi è Lee Broom – Designer britannico con base a Londra, Lee Broom ha una formazione tra teatro e moda: a 17 anni vince un concorso di fashion design che lo porta a lavorare con Vivienne Westwood, per poi studiare alla Central Saint Martins. Nel 2007 fonda il proprio brand, oggi distribuito in oltre 250 punti vendita in 50 paesi, noto soprattutto per un design che rilegge forme classiche attraverso un linguaggio contemporaneo e scenografico.