MOSTRE
Max Bill

In Svizzera, a Chiasso, inaugurata una mostra dedicata a Max Bill, figura di spicco del Novecento. Tra architettura, arte, design e linguaggio grafico

Ha aperto il 29 marzo – e sarà visitabile fino al 12 luglio 2026 – la rassegna del m.a.x. museo di Chiasso dedicata a Max Bill, maestro indiscusso della capacità di conferire rigore, ordine e precisione alle forme, ricercandone costantemente l’equilibrio.

La mostra, curata da Karin Gimmi e Nicoletta Ossanna Cavadini, si inserisce nel tema guida del Centro culturale di Chiasso, legato alla pulchritudo, trovando in Bill una perfetta declinazione attraverso un lavoro continuo e rigoroso orientato all’armonia, alla sintesi, alla logica e allo spazio.

In mostra oltre 150 opere che raccontano, in ordine cronologico, il percorso di un progettista capace di muoversi tra architettura, allestimento, design, scultura, grafica e arte. In ciascun ambito emerge con chiarezza la tensione tra le parti e il tutto, così come la costante ricerca di una bellezza intesa come equilibrio preciso tra le forme.

Figura centrale della cultura del Moderno, Bill frequenta per due semestri, tra il 1927 e il 1928, la scuola del Bauhaus di Dessau, da cui trae i principi fondanti del suo linguaggio espressivo, orientato verso un’arte razionale, oggettiva e non figurativa. Nel secondo dopoguerra partecipa attivamente al dibattito intellettuale e sociale, distinguendosi al Congresso del Castello Sforzesco del 1945 e alla celebre VIII Triennale del 1947. Nello stesso anno promuove la mostra Arte astratta e concreta, tenutasi a Palazzo Reale, occasione che gli permette di intrecciare relazioni con il vivace ambiente culturale milanese, tra cui Gillo Dorfles ed Ernesto Nathan Rogers.

«Sappiamo dare una forma a quelle cose che noi adoperiamo quotidianamente e a tutte le ore, dallo spillo al mobilio di casa; sappiamo modellare secondo una bellezza che si è sviluppata dalla funzione e che per la sua bellezza adempie una funzione propria». Così Bill definisce la sua personale “grammatica della bellezza”, in cui matematica, geometria, calcolo, studi euclidei e richiami ad Anassimandro si ritrovano nelle sue composizioni geometriche: un campo di certezze fatto di ordine, rigore e oggettività.

Per maggiori informazioni Centro Culturale Chiasso