Interviste
Meneghello Paolelli Associati

Essere autori consapevoli della complessità progettuale. È questo oggi il ruolo del designer secondo Marco Paolelli e Sandro Meneghello. Nella consapevolezza che la partnership fra designer e azienda è fatta di tempo, coerenza, valori

Lo studio Meneghello Paolelli Associati opera dal 2006 con un approccio metodologico che porta Marco e Sandro a sviluppare ogni progetto mutuando stimoli estetici o soluzioni progettuali anche da ambiti estranei al design in senso stretto. Collaborano con aziende dell’arredobagno e dei rivestimenti, wellness, arredo in & outdoor, illuminazione e complementi. Fra i brand spiccano Artceram, Ridea, Hidra, Fima Frattini, Bertocci, Ceramica Bardelli, MIPA, Glass 1989, Stella, Luceplan, Scab e Unopiù.

Raccontateci i vostri inizi

Essendo coetanei abbiamo fatto l’Università, il Politecnico di Milano, nello stesso periodo, cui poi sono seguiti due distinti percorsi Erasmus in Gran Bretagna e in Norvegia, e abbiamo avuto due mentori, diversi fra loro per personalità e caratteristiche, che ancora oggi danno corpo al nostro essere e alle nostre modalità professionali, Roberto Palomba e Paolo Rizzatto, con i quali abbiamo discusso le rispettive tesi (Marco sul prodotto bagno, Sandro, con Rizzato, sull’arredamento, ndr). L’ambiente bagno è stato il comune punto di partenza, settore dove abbiamo iniziato con alcune consulenze, partendo dalla ceramica per passare via via a rubinetti, vasche, docce, mobili bagno, saune e radiatori. Prodotti evidentemente diversi fra loro, ma fortemente complementari e che richiedono una sfida anche complessa in termini di ingegnerizzazione e progettazione. Oggi ci stiamo spostando sempre più verso un altro tipo di approccio, una simbiosi con l’azienda, passando dall’art direction pura a un’altra modalità, che possiamo chiamare “design partnership”. Questo perché ci siamo posti delle domande sul ruolo dell’art direction e della pura consulenza, ovvero se la consulenza può, alla lunga, risultare sminuente per un lavoro come il nostro. Il designer non rischia, in questo modo, di diventare una sorta di fastidioso consulente finanziario? Ecco il perché di un percorso che ci porta a curare maggiormente i dettagli, con un approccio sartoriale, molto legato al prodotto, e con un’attenzione fortissima sul tratto, l’estetica, la ricerca. Il rapporto con l’azienda è sempre più strategico, e non siamo mai stati né saremo mai dei cultori dell’estetica fine a se stessa, staccata da questioni fondamentali quali le logiche commerciali, distributive, e ovviamente tecniche e produttive. Design di prodotto e design partnership devono essere equiparati, devono dialogare fra loro.

E le aziende recepiscono?

Assolutamente sì, l’azienda deve avere una visione e una conoscenza verticale della sua strategia, deve saper fare un prodotto e per far questo in modo soddisfacente occorre offrire al designer una struttura dedicata. La partnership fra designer e azienda è fatta di tempo, coerenza, valori. E poi, questo modo lavorare è anche più divertente, oltre che più serio. Hai in mano la situazione, non sei in balia delle mode.

Vi definiscono spesso come giovani designer

Anagraficamente potremmo esserlo ma in realtà ci piace definirci nel pieno della maturità. In Italia, se dopo dieci anni vieni ancora considerato un emergente sei uno sfigato. O meglio, possiamo definirci emergenti in alcuni settori – l’outdoor e l’illuminazione – e pienamente maturi in altri, arredobagno in primis. Per tanti anni abbiamo lavorato anche dietro le quinte, lontano dai riflettori.

I settori nei quali operate?

Il bagno, l’outdoor, l’illuminazione, i rivestimenti. In particolare, dopo le esperienze con Ceramica Bardelli siamo ora impegnati in una bella avventura con MIPA, dove abbiamo creato delle linee modulari che ci soddisfano totalmente, che rispecchiano appieno il nostro modo di intendere il rapporto fra funzione ed estetica. Una modalità che parte dalla linea Zip di Bardelli, collezione che necessita di una spiegazione.

Allora raccontateci la linea Zip

Progettare una piastrella abitualmente comporta l’intervento su una sorta di tela bianca, e l’obiettivo è quello di realizzare una superficie che moduli lo spazio. Questa tela è continua, al contrario della superficie, che è finita e delimitata da moduli. La ripetizione di questi moduli è scandita dalla fuga, che risulta però sempre visibile. Con Zip, abbiamo voluto spostare il focus progettuale dalla superficie, che abbiamo lasciato il più possibile neutra, all’elemento che scandisce la ripetizione del modulo a terra, ovvero la fuga. Fuga che abbiamo interpretato come legante tra gli stessi moduli, come una zip che scorre lungo tutta la superficie. In questo modo la fuga non è più un elemento di separazione fra le piastrelle ma una vera e propria cucitura che decora e sigilla l’unione fra i moduli, grazie a un segno grafico ricavato dalla sagomatura del bordo e a colorazioni nette e decise.

Veniamo alla novità di quest’anno

Con MIPA, azienda specializzata nelle pavimentazioni e nei rivestimenti in graniglia, abbiamo nuovamente ragionato sulla piastrella su cui applicare il prodotto, disegnando in 3D per progettare poi l’esplosione del modulo. Con Zip abbiamo abbattuto, o spostato, i confini, soluzione che si è rivelata vincente e ideale per progetti caratterizzati da grandi volumi. Con MIPA e con le nuove linee ci siamo indirizzati verso il contract e l’architetto. La prima collezione si chiama Optical Trips e si articola in quattro diverse linee (Vertice, Traverso, Mediana, Eccentrica): i quattro decori sono accomunati da una matrice progettuale comune, ossia la caratteristica di avere un unico modulo, un unico input che, disposto casualmente, genera output diversi ovvero configurazioni e decorazioni completamente eterogenee fra loro a seconda che lavori su combinazioni dei vertici, di linee diagonali, mediane o, nel caso di Eccentrica, a seconda della disposizione di un rettangolo decentrato rispetto al perimetro esterno. Alla disposizione random si aggiungono ovviamente gli schemi di posa suggeriti dall’azienda. Il progetto ha quindi un risvolto particolarmente estroso, anche se parte da un intrinseco rigore geometrico.

Definite modulare

Per noi questo è un discorso molto importante. La modularità ci ha sempre affascinato per le sue potenzialità, la ricchezza dell’intervento, in certi casi anche la sorpresa del risultato. E poi, a voler guardare, la modularità la ritrovi ovunque, anche la sauna è un sistema modulare, suddiviso com’è nei vari ambienti. Il processo di progettazione modulare è flessibile, mantiene ed esalta la coerenza della struttura, ci permette di essere pienamente autori della complessità del progetto.