Alla Fondazione Achille Castiglioni, oggetti, fotografie e documenti d’archivio documentano il rapporto tra due protagonisti del design del Novecento. E raccontano ua visione del progetto come esercizio di libertà, intuizione e sguardo giocoso sul reale
Fino al 16 febbraio 2027 la Fondazione Achille Castiglioni di Milano ospita “Achille e Bruno, liberi di giocare”, mostra curata da Marco Marzini in collaborazione con la Fondazione Achille Castiglioni. L’esposizione approfondisce il dialogo umano e progettuale tra Achille Castiglioni e Bruno Munari, due figure centrali del design italiano del Novecento accomunate da un approccio ironico, sperimentale e profondamente libero al progetto.
Allestita negli spazi della Fondazione in Piazza Castello 27, la mostra nasce da un lavoro di ricerca condotto tra l’archivio dello studio e Casa Castiglioni, con l’obiettivo di riportare alla luce il rapporto tra creatività, leggerezza e gioco che ha attraversato il lavoro di entrambi i designer.
Il percorso espositivo raccoglie oggetti, immagini d’archivio e materiali originali che raccontano affinità e differenze tra due progettisti capaci di trasformare il design in uno strumento di osservazione del reale. Da una parte Achille Castiglioni, noto per il suo approccio pragmatico e ironico, costruito attraverso il riuso creativo degli oggetti quotidiani e la ricerca di soluzioni essenziali ma sorprendenti. Dall’altra Bruno Munari, che intreccia arte, grafica, pedagogia e sperimentazione facendo del gioco un vero metodo educativo e progettuale.
“Achille e Bruno, liberi di giocare” prosegue idealmente il percorso avviato dalla precedente mostra “Gioco e progetto, progetto è gioco”, sviluppando ulteriormente il legame tra pratica progettuale e dimensione ludica. Per Marco Marzini il progetto diventa infatti “metafora del gioco”, un processo fatto di intuizioni, regole, vincoli, tentativi e soluzioni, dove funzione e immaginazione convivono.
L’esposizione invita così a osservare Castiglioni e Munari come “due giovani amici incuriositi dalle molte forme del reale”, immersi in una ricerca costante capace di attraversare design, arte e quotidianità con uno sguardo sempre curioso e sperimentale.
Se Munari considera il gioco uno strumento per educare bambini liberi, creativi e indipendenti, Castiglioni ne assorbe invece la componente intuitiva e spontanea, trasformandola in metodo progettuale. Non a caso, pur non avendo mai progettato veri e propri giochi, Achille colleziona e conserva per tutta la vita oggetti ludici, utilizzati come fonte d’ispirazione ma anche come occasione di condivisione con amici e famiglia.
Attraverso questo dialogo tra materiali d’archivio, pensiero progettuale e memoria personale, la mostra restituisce uno sguardo più ampio sul design italiano del Novecento, raccontando due autori che hanno saputo rendere leggerezza, curiosità e ironia strumenti concreti di progetto.
Per maggiori informazioni Fondazione Achille Castiglioni.
Foto Chiara Pezzimenti
Foto Marco Marzini
Foto Marco Marzini
Foto Chiara Pezzimenti
Foto Chiara Pezzimenti
Foto Chiara Pezzimenti
Foto Chiara Pezzimenti
Foto Chiara Pezzimenti
Foto Chiara Pezzimenti
Foto Chiara Pezzimenti
Foto Chiara Pezzimenti
Foto Marco Marzini
Foto Chiara Pezzimenti
Foto Marco Marzini
Foto Marco Marzini
Foto Marco Marzini
Foto Marco Marzini
Foto Chiara Pezzimenti
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