DESIGN
Gesti elementari

Forme primarie, prive di orpelli, forgiate a mano in alluminio. Elvira & Fortunato di Ripa nascono dall’osservazione del tavolo e della sedia di origine popolare. E dai gesti – semplici e concreti –che le hanno rese necessarie

Alcuni oggetti attraversano il tempo perché rispondono a gesti che non cambiano. Gesti che si depositano con semplice quanto concreta naturalezza nell’immaginario collettivo. Elvira & Fortunato di Ripa nascono dall’osservazione di due presenze elementari dello spazio domestico – il tavolo e la sedia di origine popolare – e dai gesti che le hanno rese necessarie: mescolare le carte, sbucciare una mela, leggere il giornale, sedersi, poggiare, attendere.

Dear Elvira & Fortunato diviene così una sorta di lettera mai spedita: un dialogo sospeso nel tempo tra chi progetta oggi e chi ha abitato quei gesti prima. Ma Elvira e Fortunato sono anche presenze reali: Elvira è la nonna di Marco Ripa, fondatore del brand, Fortunato è il nonno di Roberto Cicchinè, designer della collezione e direttore artistico del marchio. Non c’è omaggio sentimentale nella scelta dei nomi, solo il riconoscimento di una memoria solida e tangibile.

I due progetti un tavolo sincero, chiaramente leggibile e la reinterpretazione della tradizionale sedia in legno e paglia concentrano questa continuità d’uso in forme primarie, essenziali, prive di orpelli e decorazioni. Le proporzioni degli arredi sono aggiornate secondo i canoni di comfort visivo e tecnico di oggi. L’uso esclusivo dell’alluminio, lavorato a mano, restituisce oggetti agili, versatili, durevoli e adatti a spazi indoor e outdoor.

In occasione della Milano Design Week, Elvira e Fortunato potranno essere ammirati in tutta la loro genuina semplicità nel nuovo building di Convey, in via San Senatore 10, dove Ripa allestirà uno spazio domestico. Ad anticipare la presentazione, una campagna on-line guidata dalla direzione creativa di Simple Flair. Immagini e video di Matteo Bianchessi, ambientati all’Hotel Marconi di Grottammare (Ascoli Piceno), progettato alla fine degli Anni 60 dall’architetto Ferdinando Forlay, restituiscono un cortocircuito visivo, tra memoria famigliare, radici territoriali e progetto contemporaneo.