Qualità del prodotto e visione industriale. In occasione dei suoi trent’anni di attività Archeda riflette sul suo percorso e il futuro dell’ambiente bagno
Opera con un approccio che tiene insieme progetto, produzione industriale e abitare contemporaneo. Sviluppando sistemi e collezioni che interpretano il bagno non come semplice spazio funzionale, ma come ambiente complesso, in equilibrio fra tecnica e identità formale. A guidare Archeda è una visione che privilegia la qualità del prodotto, la coerenza progettuale e un forte investimento sulla relazione con progettisti, rivenditori e clienti. Oggi, in occasione del trentennale, l’azienda guarda al suo percorso e alle trasformazioni in atto nel progetto dell’ambiente bagno, tra servizi evoluti e strumenti a supporto della progettazione. Ne parliamo con Maurizio Poletto e Alberto Poletto, Amministratore Delegato e Project Manager di Archeda.
Quest’anno tagliate un traguardo importante: quali elementi definiscono oggi la vostra identità?
Maurizio Poletto Trent’anni rappresentano una tappa, non un punto di arrivo. Quando il lavoro coincide con una passione profonda, il tempo non è un peso ma uno stimolo, insieme al sostegno di tutte le persone che condividono la nostra visione. L’identità di Archeda nasce proprio da qui, dal rapporto tra progetto, persone e relazioni. Non produciamo arredi solo per rispondere a una necessità, ma per contribuire alla qualità dell’abitare. Un ambiente, del resto, funziona davvero quando riesce a generare riconoscimento ed emozione.
C’è stata in questi anni una scelta strategica che, vista oggi, considerate determinante per il vostro percorso?
M.P. Quella di collocarci fin dall’inizio nella fascia alta del mercato. È una scelta che comporta dei rischi, ma che nel tempo si è rivelata fondamentale. Competere sul prezzo significa entrare in una dinamica senza uscita. Puntare sul valore, invece, consente di costruire un’identità solida, basata sulla qualità.
Di cui il prodotto è solo una delle componenti…
Alberto Poletto Essenziale, ma non sufficiente. Oggi il valore di un’azienda è determinato in larga misura dalle persone, dal servizio, dalla capacità di accompagnare il cliente nel tempo. La differenza si misura nella gestione delle relazioni, nella risoluzione dei problemi, elementi che insieme a un prodotto di qualità costruiscono fiducia e credibilità.
Recentemente avete lanciato il configuratore 3Cad Next, qual è oggi il ruolo del digitale?
A.P. La tecnologia è uno strumento, non un obiettivo. I configuratori aiutano a rendere più chiaro un progetto, ma non sostituiscono il rapporto umano. Creare un ambiente bagno resta un’esperienza personale e quotidiana, che va supportata senza automatizzarla. Anche per questo lo showroom fisico continua a essere strategico.
Il design è una leva molto forte. Come si mantiene l’equilibrio tra creatività e produzione industriale?
M.P. Con una direzione chiara. Assecondare ogni richiesta del mercato porta alla dispersione, occorre invece saper interpretare e selezionare. Grazie al nostro team R&D guidato ormai da oltre vent’anni da Dario Poles, designer e art director, siamo in grado di sviluppare progetti coerenti, sostenibili dal punto di vista produttivo e con un’identità forte e riconoscibile.
Come sta evolvendo oggi per Archeda l’ambiente bagno?
A.P. Il bagno è sempre più percepito come spazio benessere. Cresce l’attenzione per materiali, finiture e soluzioni che integrano arredo e architettura. Allo stesso tempo resta un ambiente con un importante carico tecnologico, che richiede competenze specifiche. È proprio in questa tensione tra funzionalità, design e tecnica che il progetto trova la sua identità.
Nelle immagini a corredo dell’intervista la collezione Tulle, che in occasione dei trent’anni di Archeda introduce i nuovi terminali curvi, che ne ampliano il linguaggio progettuale e le possibilità compositive
Questo articolo è estratto da Around Water 11. Sfoglia il magazine