Costruire spazi di equilibrio. La pratica di Norm Architects illustrata per la prima volta in una monografia. Un oggetto poetico, tattile, che esplora – ed enuncia – i principi del soft minimalism
Edita da Gestalten, Soft Minimal. A Sensory Approach to Architecture & Design è la prima monografia autoprodotta dallo studio danese Norm Architects, un libro che accompagna il lettore in un viaggio sensoriale nell’universo visivo del collettivo fondato a Copenhagen nel 2008 da Jonas Bjerre-Poulsen e Kasper Rønn Von Lotzbeck. Il volume offre una prospettiva di quello stile minimalista, caldo e sensoriale, che ha reso Norm Architects una delle firme più influenti del design nordico, presentandosi, però, come un prodotto culturale atipico.
Lungi dal rispettare i canoni di una monografia tradizionale, è insieme manifesto concettuale, archivio storico, book fotografico e oggetto poetico, oltre che una sorta di ‘manuale d’uso’. Le sue pagine, infatti, svelano il pensiero che si cela dietro ai progetti dello studio danese, solitamente invisibile agli occhi del pubblico. Un approccio all’architettura e al design secondo il quale spazi e arredi dovrebbero, prima di tutto, porsi al servizio della persona piuttosto che essere un mero virtuosismo stilistico.
Attraverso un folto corredo di progetti, saggi e oltre trecento immagini dalla grana tattile, Soft Minimal mette in luce i pilastri di una filosofia umanocentrica, perfezionata da Norm Architects in oltre quindici anni di attività. Così, un abile tetris di luci e ombre si dirama in ogni angolo di un retreat svedese, mentre una casa giapponese professa silenziosamente l’effetto calmante dei materiali organici. Una residenza nello Sri Lanka sostiene la necessità di invitare il paesaggio all’interno e un retail danese celebra la matericità dei suoi elementi.
Lavorando con forme morbide, colori caldi e materiali naturali il team di Jonas Bjerre-Poulsen modella spazi che coinvolgono i cinque sensi, erigendoli sul bilanciamento tra pieni e vuoti, in modo da abbracciare il corpo umano e ricucire la lacerante, ma solo apparente, dicotomia tra funzionalità ed estetica. Un concetto non esclude l’altro ma vi convive in simbiosi, eliminando la freddezza asettica contenuta nella formula less is more e influenzando il modo in cui ci comportiamo, sentiamo e pensiamo.
L’architettura, secondo Norm Architects, è un’ulteriore modalità di comunicazione, non dissimile dalla parola scritta, e i libri sono considerati oggetti di design e contenitori di idee. Sarebbe scorretto, dunque, interpretare Soft Minimal alla stregua di qualsiasi altro prodotto editoriale. La sua natura anomala lo legittima a non aderire a un ordine cronologico, né a qualsiasi altra tassonomia. I progetti non sono raggruppati per luogo, anno o concetto, ma per i loro intenti filosofici e narrativi.
Lo stesso volume, inoltre, è stato concepito dai suoi creatori come una micro architettura. L’apparato strutturale, sia in termini di capitoli che di ritmo dei contenuti, rappresenta le fondamenta su cui, gradualmente, si inanellano gli altri elementi: dal design del layout alla disposizione dei testi fino alla loro integrazione con le immagini. Il contenuto si articola poi in otto sezioni tematiche, che sottolineano i valori progettuali dello studio: natura, percezione, spazio e vuoto, essenzialità, luce e ombra, colore, storytelling e tempo, illustrati dal ricco corpus iconografico scelto per rendere palpabili nozioni per loro natura intangibili.
Saggi supplementari all’interno di ogni capitolo approfondiscono le convinzioni teoriche alla base del soft minimalism, completando una monografia-manifesto che rispecchia la concezione di design morbido, sensoriale e pragmatico fatta propria da Norm Architects. E dove i progettisti non sono solo risolutori di problemi, ma ingegneri della forma, narratori di storie. E abili registi di luci e ombre.