Interviste
Giuseppe Bavuso

Il rapporto tra art director e azienda si completa, secondo Giuseppe Bavuso, attraverso un percorso comune, che si articola in un mix di creatività, tecnica e comunicazione

Architetto e designer, Giuseppe Bavuso ha sviluppato il ruolo dell’art direction fin dai suoi esordi, contribuendo a formare una figura professionale strettamente connessa con ogni aspetto dell’attività aziendale. L’obiettivo è creare per il brand un’identità di alto profilo, personalizzata e riconoscibile, secondo un modus operandi che calibra la creatività con le specificità dell’azienda. Collabora con numerose realtà, fra le quali Rimadesio, Ernestomeda, Alivar, Fima Carlo Frattini, Noorth, Erco, Lapalma, Caleido e Poliform.

Definisci il ruolo dell’art director

In primo luogo, penso che l’art director debba prendere atto del background e delle potenzialità aziendali. Nel mio lavoro, parto sempre da delle strategie condivise con l’azienda, che diventano la base di tutta la collaborazione. Il ruolo di art director mi porta ad avere un coinvolgimento totale con l’azienda, in tutte le fasi strategiche e creative del prodotto e, di conseguenza, nell’immagine complessiva che ne consegue, sempre filtrato da un modo preciso di intendere il design e da uno stile personale. Con Rimadesio, questo percorso, o meglio questo sodalizio, dura da più di trent’anni, con Ernestomeda lavoriamo insieme da tredici anni. La collaborazione più recente è quella aperta con Lapalma, una realtà aziendale con una spiccata attitudine alla sperimentazione di nuove tecnologie, con la quale ho trovato grandi affinità.

Parlaci di Rimadesio e di questa collaborazione che dura da più di trent’anni, quasi un record per il settore del design…

Sono sempre affascinato dalla progettazione in senso lato, dalla tecnica, dai materiali, dalla loro lavorabilità, dall’utilizzo degli spazi, dalla funzionalità dell’oggetto. Fino a sviluppare una mia visione progettuale completa e coerente. Il primo progetto realizzato con Rimadesio è stato, oltre trent’anni fa, il sistema di pannelli scorrevoli Siparium, diventato un best seller, e ancora oggi in produzione. La porta, tradizionalmente letta come un segno di separazione, è stata da noi interpretata come un fattore di raccordo tra gli ambienti, non di separazione ma di aggregazione, con il vetro che si fa espressione di una nuova lettura dello spazio, visibile e tangibile nella propria trasparenza, lasciando che gli ambienti si fondino gli uni negli altri. Con Rimadesio, con le scorrevoli e poi con le battenti, abbiamo elevato le porte a protagoniste nell’interior. Il posizionamento di mercato è stata poi la logica conseguenza, con la porta che entrava a pieno diritto, quale complemento di alto livello, negli showroom di interior. Questo ha rappresentato il primo passo di una filosofia del fare e di una lunga serie di collezioni dallo stile fortemente riconoscibile che, realizzate quasi completamente in alluminio e vetro, e pensate per la più ampia customizzazione, sono soprattutto oggi espressione di un concetto fortemente innovativo e di grande attualità per le sue caratteristiche di sostenibilità ambientale, legato alla completa riciclabilità delle materie prime di cui sono composte.

Tecnica, ingegnerizzazione, comunicazione

Sono tre aspetti che ritengo perfettamente coincidenti. A mio avviso, affrontare un nuovo progetto di design non equivale unicamente a dare delle semplici risposte di carattere estetico, bensì cercare sempre di coniugare l’innovazione formale con l’innovazione tecnica e prestazionale di un prodotto, in perfetto equilibrio tra funzionalità e valore estetico, che si traduce nella ricerca di soluzioni concrete dedicate a chi ne sarà il fruitore. Il mio concetto di casa è molto lontano dall’idea di consumismo e di effimero. È, anzi, il luogo della memoria e degli affetti, di emozioni profonde. È proprio per questo che penso che ogni oggetto debba essere concepito come un bene durevole, destinato a durare nel tempo, lontano dall’eccessiva caratterizzazione estetica dettata dalle mode momentanee. Ricoprendo il ruolo di art director, è naturale occuparsi di tutti gli aspetti legati al prodotto e alla sua comunicazione. Non riesco a immaginare un prodotto industriale come un oggetto fine a se stesso in quanto ogni progetto risponde a delle domande, è destinato a un particolare contesto abitativo. Proprio per questa ragione, il mio lavoro non finisce con l’ideazione e l’ingegnerizzazione del prodotto, ma sconfina nella comunicazione, attraverso anche la progettazione degli allestimenti fieristici e dell’immagine coordinata, con i quali si cerca di definire il contesto ideale in cui dare la più giusta chiave di lettura alla collezione.

Serie vs singolo

Mi piace entrare in un’azienda condividendone il percorso. È il fil rouge fra la strategia, la comunicazione, il prodotto e la capacità di costruire una visione complessiva dell’azienda che mi interessa, la necessità di lavorare in sinergia. Ciò che va sottolineato in questo rapporto è il riconoscimento e il rispetto delle diverse competenze. Management e designer collaborano fianco a fianco all’interno di una strategia portata avanti in perfetta sintonia, con l’obiettivo comune di creare, attraverso il prodotto e la sua comunicazione, una precisa filosofia aziendale. All’inizio di una collaborazione, non parto quasi mai dal progetto del singolo prodotto, ma dall’approfondimento di tutte le logiche dell’azienda, dalle loro tecnologie, dalle potenzialità magari inespresse, dalla distribuzione, dal posizionamento sui mercati. È un lavoro, il nostro, che necessita di un approccio sartoriale, che offre un’originale chiave di lettura delle molteplici personalità, in modo da rendere l’immagine dell’azienda unica e riconoscibile.  

Il bagno, oggi, per te

Il bagno è un ambiente in piena evoluzione, già da tempo. Non è più un luogo intimo e nascosto, puramente funzionale, ora è uno spazio wellness, addirittura fitness. Laddove è possibile, tendo a concepirlo in totale integrazione con la zona notte, anche completamente a vista. Nel corso del tempo, ha seguito la trasformazione della zona notte: ambienti con letto e armadio hanno visto l’utilizzo di cabine armadio, diventate poi trasparenti, e non a caso, perché la personalità di chi vive quell’ambiente deve poter essere mostrata ed emergere. Anche il bagno, di conseguenza, vive questo cambiamento, il benessere non è più solo pulizia e igiene, ma uno stato d’animo da condividere. In questo bagno contemporaneo, mi piacciono le forme organiche che ho utilizzato per il disegno delle rubinetterie, sono eleganti, anche più igieniche, e non permettono al calcare di depositarsi. Mi piace la manopola di comando integrata nel corpo del miscelatore, quasi come se l’insieme fosse stato modellato dallo scorrere dell’acqua. Un prodotto minimal ed essenziale.

Sempre a proposito di bagno, raccontami la collaborazione che hai avviato con Noorth

Le linee guida dei miei progetti sono funzionalità e design e l’obiettivo è la realizzazione di oggetti esteticamente gradevoli, connotati da rigore espressivo e da forza emozionale, prodotti destinati alle diverse esigenze d’uso, valorizzati dalla purezza delle forme, con un gusto e uno stile riconoscibili. Sul piano tecnico, il bagno è un ambiente complesso: per la presenza dell’acqua, del vapore, dei detergenti, i materiali non basta sceglierli per il loro valore estetico, devono anche essere funzionali e garantire alte prestazioni tecniche. Ma in questa cornice tech, a me piace inserire materiali naturali di forte intensità espressiva, come le pietre per i top e i lavabo, che rimandano a una cultura secolare, con il binomio tra pietra e acqua. Con Noorth, e nello specifico con Fjord Collection, abbiamo sviluppato queste idee, realizzando un sistema flessibile ad alte prestazioni basato su una struttura metallica affiancata da una serie di contenitori in essenza e altri accessori molto tecnici, come le mensole attrezzate. Il tocco finale sono le specchiere e il loro attento rapporto con la luce, grazie a specchi illuminati a led, che permettono la definizione di soluzioni estetiche inedite.