Nelle architetture di Parisotto + Formenton Architetti, la relazione tra il costruito e la natura circostante è sempre più centrale, fino a dare vita a qualcosa che possiamo chiamare scenografia
Non è un caso se la chiacchierata con Aldo Parisotto, metà dello studio fondato nel 1990 tra Milano e Padova insieme a Massimo Formenton, inizia con una serie di ironiche picconate agli sfondi di Teams. Architetto, gli dico: potrebbe essere un business progettarne di veramente belli per queste piattaforme di web conference. Il paesaggio è infatti il tema caro da sempre, e ancora di più negli ultimi anni, a questa realtà capace di sciogliere le architetture in una visione davvero all’italiana, in cui artificio e natura – sempre che la dicotomia abbia ancora senso – diventano una dimensione inedita e terza, come in un’alchimia impossibile da scomporre per tornare al punto di partenza.
Succede, per esempio, con Casa Euganea ad Arquà Petrarca, antica residenza nel cuore di un borgo sui colli della provincia di Padova, ripensata attorno al panorama su cui s’affaccia e nel guscio storico delle mura che l’accolgono. Succede, ancora, con la riqualificazione e l’ampliamento dell’ex hotel Astor, ora Capitolo Riviera, a Genova Nervi, che prende l’abbrivio dal rispetto profondo dell’architettura esistente, preservata ed esaltata nei suoi caratteri peculiari, e, più in generale, dalla valorizzazione del territorio. “Volevamo che l’esperienza dell’ospite, appagante e completa, trovasse nelle atmosfere e negli ambienti del Capitolo il contesto ideale per vivere quello che potremmo definire quiet luxury contemporaneo”. Per questo, lo studio ha dato vita a un parco con hotel dove il rapporto tra verde e costruito è in perfetto equilibrio e l’architettura in armonia con il giardino che la ospita.
Architetto, dopo tre volumi per Electa con alcuni dei vostri lavori più interessanti, ne è in uscita un quarto, con Rizzoli. È sempre tempo di bilanci, per Parisotto + Formenton?
Raccogliere i progetti è un’ottima occasione per mettersi allo specchio, capire dove si è andati e in che direzione si sta proseguendo. Ci siamo accorti che il tema del paesaggio è diventato molto forte, quasi centrale, nel nostro lavoro. Lo abbiamo compreso anche grazie agli scatti del bravissimo Alberto Strada, con cui collaboriamo da tempo, e che restituisce la natura in maniera quasi grafica, come fosse un elemento disegnato. Il rapporto che l’architettura deve avere con il paesaggio è la chiave per scegliere i materiali, per impostare la relazione tra interno ed esterno, come per esempio succede a Casa di Langa, in Piemonte, un resort affacciato su quaranta ettari coltivati a vigneti, realizzato a quattro mani con GaS Studio, inaugurato nel 2021 e frutto di un progetto di riqualificazione; oppure ad Arquà Petrarca, in un borgo vicino a un’area archeologica da poco entrata nella lista del patrimonio tutelato dall’Unesco. A Genova Nervi, invece, con Capitolo Riviera ci siamo misurati con un habitat vicinissimo al mare, preservando una costruzione con i suoi materiali originari – cemento armato a vista quasi “nerviano” e pietra di Finale – ampliata con un volume nuovo dal forte valore contemporaneo e integrata con piscina, spa e spazio eventi. Volevamo che l’estetica plasmasse il progetto attraverso operazioni di sottrazione e semplificazione, creando spazi essenziali, caldi e accoglienti, contemporanei.
Sono progetti avviati al tempo dell’emergenza pandemica, è un caso?
In realtà il progetto di Casa di Langa era partito prima anche se sembra disegnato secondo le esigenze emerse durante il Covid, ovvero il bisogno di distanziamento e il ritorno alla vita a contatto con la natura. Non è un caso, perché il buon progetto è quello che, fatalmente, tiene conto delle esigenze che la pandemia ci ha ha portato a riscoprire, ma che dovrebbero sempre essere tenute in considerazione: spazi ampi e aperti verso l’esterno, climatizzazione naturale, ambienti generosi e percorsi che esprimano un senso di libertà per chi li vive.
Il vostro studio ha una lunga storia anche nel design di prodotto, a cui arrivate per la frustrazione di non trovare nei vari cataloghi soluzioni che vi soddisfino. Che cosa manca al design che c’era una volta?
Il nostro approccio al prodotto nasce dal lighting design perchè, appunto, ci capita di non trovare le luci che ci occorrono. Quando facciamo i designer restiamo architetti, nel senso che progettiamo soluzioni complementari agli ambienti. Non creiamo scatole che affidiamo, in un secondo momento, a un interior che a sua volta chiamerà in causa un terzo specialista. Per noi il progetto vero è quello che parte dall’interno e da lì si espande. Altri partono dalla scatola per poi riempirla: sono due scuole di pensiero opposte. Credo che un’architettura debba essere goduta dall’interno e distinguersi all’esterno. Per questo motivo il prodotto è per noi strategico, per la centralità che hanno gli interni nella nostra visione. E in particolare la luce, che ci spinge a pescare nel passato, tra le icone. Così capita, ogni tanto, di disegnare pezzi che poi finiscono a catalogo.
Rigenerare e convertire o costruire da zero?
La prima, senza dubbio. Cerchiamo di preservare il meglio che una preesistenza offre.
Se le dico scenografia, riconosce questa componente nei lavori dello studio?
Direi di sì, anzi mi spingerei ancora più in là a parlare di sceneggiatura. Una buona architettura è sempre una storia. In questo senso, il retail è diventato la palestra perfetta per sperimentare. E il cantiere lo spazio privilegiato per studiare esperienze in divenire, aggiungere uno strato dopo l’altro, come accadeva nella bottega rinascimentale. L’architettura o è sperimentazione o non è. O fa i conti con il contesto, sempre diverso, o non è. Cerchiamo sempre di valorizzare la fortuna di ritrovarci in un dato luogo con caratteristiche tutte sue, uniche. E dunque di progettare qualcosa di non replicabile, la cosa più bella che può capitare a chi fa il nostro lavoro.