Progettato da H Kollektive, Stieg’nhaus è architettura che programma la distensione. Dove ogni curva è pensata per avvolgere e rilassare
Incorniciato dalle cime dell’Hochkönig, in Austria, Stieg’nhaus è un hotel intimo di quiete e contemplazione con sei sole suite, risultato della riqualificazione di un edificio degli anni Novanta.
L’intero progetto, sviluppato dall’architetto Carolyn Herzog di H Kollektive, ruota attorno a un elemento preesistente: la “stiege”, l’antica scala a chiocciola con pareti testurizzate e ringhiere in metallo battuto, che dà il nome alla struttura ed è principio generatore del suo linguaggio architettonico. Piuttosto che isolarla come mero elemento decorativo, Herzog ha lasciato che la sua essenza permeasse il progetto: le curve della scala, ossessione formale e manifesto estetico, ispirano angoli arrotondati, arredi ed elementi decorativi.
La “stiege”, l’antica scala a chiocchiola, detta l’intero codice progettuale e genera un linguaggio curvilineo che fluisce in pareti, arredi su misura e decorazioni
In tutti gli ambienti, pareti e quinte generano geometrie morbide, enfatizzate da boiserie, controsoffitti e archi di passaggio. Anche i complementi, interamente su misura e realizzati da artigiani locali, traducono questo vocabolario: mobili contenitori che avvolgono lo spazio come nastri perimetrali, tavoli ovali con bisellature accentuate che invitano alla convivialità, grandi vasche circolari, specchi tondeggianti, sequenze di lampade da terra con steli ad arco, fino ai tappetini yoga dai profili ellittici. Il risultato è un ambiente in cui la persistenza della forma curva influisce sulla percezione: tutto appare dolce, avvolgente, protettivo e familiare. È un’architettura che programma la distensione e invita a rallentare i ritmi.
La coerenza formale del progetto dialoga poi con la filosofia wabi-sabi che guida l’impianto d’interior: semplicità, imperfezione e rispetto per il tempo si riflettono nei materiali e nei colori. Le pareti mostrano texture intenzionalmente grezze, in aperto dialogo con i pavimenti in rovere, mentre pietra, lino e legni caldi compongono una tavolozza tattile dai toni tenui. E poi c’è la luce, che diventa co-protagonista degli spazi grazie ai raggi che filtrano attraverso ampie vetrate e brise-soleil, creando scenari mutevoli.
La luce disegna scenari mutevoli: i raggi solari rivelano stratificazioni materiche nascoste e, al crepuscolo, cedono il passo a un’illuminazione artificiale diffusa e mai aggressiva
Tutto è studiato per rilassarsi, respirare e vivere nel presente: al ristorante si possono gustare menu ispirati agli elementi naturali, mentre sul tetto l’area wellness con idromassaggio, vasca fredda e sauna si affaccia sulle creste alpine, regalando un panorama suggestivo.
Al piano inferiore, massaggi e trattamenti benessere si svolgono in una sala avvolta da suoni rilassanti. Ogni dettaglio converge verso un’unica direzione: creare le condizioni per la distensione profonda, dove “ospitalità” significa rigenerazione, esperienza e connessione olistica con l’ambiente.
Questo articolo è estratto da Guest 39. Sfoglia il magazine