Dodici anni dopo, l’interior designer Greg Natale ritorna su un suo progetto e converte una casa Streamline Modern in un manifesto del minimalismo europeo. Dove curve, marmi e superfici plasmate da una luce mediterranea ridefiniscono il rapporto tra spazio, colore e materia
A Bellevue Hill, un sobborgo alberato che si affaccia sul porto di Sydney, una casa degli Anni 30 ridefinisce il suo stile grazie all’interior designer Greg Natale, chiamato a reinterpretare un progetto che lui stesso aveva firmato dodici anni prima.
La casa, costruita nel periodo Streamline Modern – una fase dell’Art Deco sviluppatasi in Australia verso la fine degli Anni 30, caratterizzata da una semplificazione delle forme e da un’estetica arrotondata ispirata al dinamismo delle nuove tecnologie dell’epoca -, conserva ancora la compattezza plastica e le superfici curve tipiche di quello stile, ma il recente intervento di Natale ne ridefinisce radicalmente gli interni.
La prima versione, realizzata per i precedenti proprietari, univa due appartamenti in un’unica residenza e utilizzava un linguaggio forte, scandito da pavimenti a scacchiera, laccature e citazioni decorative. Oggi quell’immaginario è del tutto rimosso. Natale, invitato a tornare dalla nuova proprietaria Eleni Taylor, di origini greche, ne ha fatto un esercizio di rigenerazione progettuale e di autocritica. Il risultato è un interno essenziale e rarefatto, definito da Natale come European Minimalism: un’estetica che attenua gli eccessi formali a favore di maggiore tattilità e rigore e di una luminosità diffusa.
La committenza desiderava anche che la sinuosità dell’involucro esterno trovasse continuità negli interni, evocando la fluidità dell’architettura cicladica. Natale risponde con una grammatica di archi e curvature che sostituisce i vecchi spigoli e genera una sequenza spaziale fluida e organica. Tutto parte dall’ingresso, dove un portone in bronzo apre su una scala scultorea che emerge dal pavimento in Patagonia Verde quarzite. E sono proprio le venature verdi e grigie della pietra brasiliana a introdurre un tema materico, soprattuto legato alla pietra, che percorre l’intera abitazione.
Pareti e soffitti sono rivestiti da un intonaco di argilla chiara che cattura la luce naturale e la diffonde in modo omogeneo, mentre il pavimento in rovere posato a spina di pesce si sviluppa con continuità. In cucina, l’applicazione del marmo Breccia Capraia — su isola, piano di lavoro, pareti e cappa — trasforma il materiale in superficie architettonica e accento di colore. Le sue venature rosa, viola e grigie sono l’unico episodio di esuberanza, calibrato secondo un principio di accordo tonale.
Ogni bagno esplora una diversa identità della pietra: il verde profondo del Verdi Alpi nella zona ospiti, il tono giada dell’Arcadia in uno dei bagni en suite, fino all’effetto calcareo del Breccia Capraia nel bagno principale. Un’orchestrazione materica, centrale nella poetica di Natale, che costruisce un paesaggio sensoriale in equilibrio tra rigore e sensualità.
Il sistema d’arredo unisce pezzi iconici del modernismo — come il divano Serpentine di Vladimir Kagan o la lampada Bilia di Gio Ponti — a elementi contemporanei scelti per continuità di linguaggio.
La decorazione è ridotta a un segno sottile: curve, superfici, luce. Il progetto, nato da un gesto di ritorno, diventa così un luogo di transizione tra due diversi tempi del progettista. Dalla teatralità delle origini a un linguaggio più rigoroso e misurato.
Per Greg Natale, quindi, riprogettare Bellevue Hill House è stato un esercizio di autocritica e rinnovamento, un’occasione per misurare l’evoluzione del suo sguardo. E se la prima versione parlava il linguaggio della citazione e dell’opulenza, la seconda procede per sottrazione, e riduce, lima, sintetizza.