Nel sud di Maiorca, gli artisti Adriana Meunié e Jaume Roig hanno creato il loro “santuario terrestre”, ruvido ed essenziale. Un’oasi creativa, di luce e silenzio
Parlando del loro rifugio a Maiorca, gli artisti Adriana Meunié e Jaume Roig raccontano: “Per noi, non è il posto migliore del mondo, è semplicemente quello con cui ci sentiamo in sintonia perché lo conosciamo fin dall’infanzia”.
Perché Maiorca, la più grande delle isole Baleari, è semplicemente parte della loro memoria e della loro identità. Una familiarità innata, racchiusa anche nelle loro creazioni, che riflettono profondamente l’ambiente in cui vengono prodotte.
Adriana crea tessuti tattili e multidimensionali, mentre Jaume dipinge, scolpisce e crea ceramiche, circondato da un paesaggio e da colori che per lui sono fonte di ispirazione infinita: “Le rocce, l’arenaria locale, le forme nelle cave… tutto questo emerge in qualche modo nelle mie opere”.
Lavorano in spazi separati, ma adiacenti, a Campos, nel sud dell’isola, in una casa ruvida e vernacolare, che nasce dal recupero di una serie di vecchie stalle, dall’atmosfera semplice ma luminosa, con un design essenziale e materiali naturali, gli stessi che si ritrovano anche nella loro arte.
“La mia estetica si basa su volumi e texture che giocano sul contrasto tra superfici grezze e finiture pulite”, spiega Adriana. Realizzate con telai tradizionali e una tecnica nota come tapiz de alto lizo (arazzo a tappeto), le sue opere tessili sono sontuose e tattili, con un tocco inatteso.
“Tutto è iniziato con la lana”, ricorda. Figlia di un pittore, ha studiato fashion design a Barcellona, ma è nell’esplorazione dei tessuti che ha trovato la sua vera vocazione.
“Tornata a Maiorca ho cominciato a lavorare sulla materia. Un giorno sono andata a chiedere della lana a un pastore. Mi ha portato un sacco e mi ha detto che sull’isola non se ne faceva niente, veniva bruciata. Così ho iniziato a lavarla, trattarla, a fare molte prove e a poco a poco è emerso un pezzo che mi piaceva molto”. In seguito avrebbe fatto lo stesso con vimini, sparto e canne, concentrandosi sulla messa in risalto della materia prima.
Mentre Jaume è alla ricerca di forme senza tempo, spiega che gli piace “giocare con ciò che non è perfetto, ma che può sembrare tale a prima vista”. Anche lui proviene da una famiglia creativa: “Mia madre aveva un laboratorio di ceramica, ho seguito la sua strada ma a modo mio”, racconta. “Adoro gli artisti maiorchini degli Anni 80, tra cui Rafel Joan, Ferran Aguiló e Josefina Pino.
Anche Joan Miró è sempre un punto di riferimento, così come Isamu Noguchi”. Ma tutti e due sono affascinati anche dall’interior design. “Amiamo la semplicità, il vuoto. Forse deriva dall’estetica delle vecchie case qui a Maiorca. Erano sempre molto vuote e si possedevano solo gli oggetti necessari. Perché se ogni cosa ha una funzione, allora tutto acquista significato”.
Quando si è trattato di ristrutturare, avevano le idee chiare: “L’approccio a queste case, almeno per me, implica il rispetto della struttura originale”, racconta Jaume. Hanno svuotato le stanze, sostituito il pavimento con microcemento e creato ambienti con pareti bianche, soffitti in legno o a botte, spazi puliti e tocchi rustici in linea con l’architettura dell’isola.
Pochi gli arredi, in legno o vimini, qualche installazione e tende leggere, che filtrano il sole. “Volevamo tornare a ciò che c’era prima, rivelarne l’essenza, grezza e pura. Esaltare l’anima selvaggia di questa oasi di luce e silenzio”.