Nel cuore di Sydney, un ex magazzino dei primi del Novecento ritrova nuova vita grazie all’intervento di Oliver Du Puy. Un appartamento minimalista che celebra la materia grezza,
tra colonne in cemento a vista, superfici in acciaio, rovere, marmo e icone di design
A Surry Hills, quartiere di Sydney dal passato industriale oggi animato da studi creativi e gallerie d’arte, un ex magazzino dei primi del Novecento vive una rinascita sorprendente. L’architetto Oliver Du Puy ha trasformato quello che fu una fabbrica di tè, poi pista da ballo e infine spazio espositivo, in un appartamento minimalista che sembra custodire un’anima spirituale.
Quando Du Puy ha varcato per la prima volta la soglia di questo spazioso loft, si è trovato di fronte a un collage caotico di tramezzi, controsoffitti e finiture posticce che avevano soffocato la forza originaria dello spazio. La sua risposta è stata radicale: eliminare tutto il superfluo per restituire integrità e potenza all’impianto architettonico. Pavimenti in jarrah e colonne in cemento lasciate a vista sono tornati protagonisti, rivelando la poesia cruda della materia.
Il progetto riflette la sensibilità del suo autore, formatosi a Tokyo, che rifiuta le etichette di minimalismo preferendo parlare di ‘disposizione essenziale’. L’approccio guarda al wabi-sabi giapponese, capace di trovare bellezza nell’imperfezione e nella transitorietà, e si nutre di riferimenti colti: l’Altana di Palazzo Pucci di Gae Aulenti, l’iconico 101 Spring Street di Donald Judd, fino all’atmosfera sospesa di un ryokan di Kyoto.
Gli interni si organizzano seguendo il ciclo del sole: la camera da letto a est, invasa dalla luce del mattino, la zona giorno a ovest, inondata da quella che l’architetto definisce una luminosità “magica”. La palette materica è volutamente ristretta a tre elementi – acciaio inox, rovere e marmo – per costruire un’armonia silenziosa. In cucina, le superfici d’acciaio riflettono la luce che cambia durante la giornata, mentre l’isola in marmo Calacatta Verde, sospesa tra le colonne ottagonali, diventa il cuore della vita domestica. Lo stesso marmo scolpisce il lavabo del bagno come un blocco astratto, amplificato da pareti in microcemento e pavimenti in marmo.
Le curve morbide delle pareti alleggeriscono gli spazi, caratterizzati da un’attenta selezione di arredi e opere d’arte. Nel soggiorno trovano posto icone del design italiano come il divano Anfibio di Alessandro Becchi, la lampada Fantasma di Afra e Tobia Scarpa o la poltrona 4801 di Joe Colombo. Il tavolo Valmarana di Carlo Scarpa, accompagnato da sgabelli di Vico Magistretti, definisce la zona pranzo. Nella biblioteca compaiono la sedia Sedia 1 di Enzo Mari e una lampada Akari di Noguchi, in dialogo con i dipinti di Gideon Rubin.
Nella camera da letto, la boiserie in rovere francese spazzolato disegna una quinta elegante che separa con decisione l’area del riposo da quella dei rituali quotidiani. Le tende in lino filtrano la luce del mattino, trasformando lo spazio in un rifugio intimo e raccolto, dove la sobrietà materica incontra un senso di quiete assoluta.