Ispirato alla Torre di Babele, il progetto di V Taller a Tulum adotta una pianta ellittica con cortile centrale e torre cilindrica, finiture in chukum e strategie bioclimatiche passive. Densità controllata, materiali locali e spazi condivisi costruiscono un modello alternativo per territori fragili
Nella giungla di Tulum, ai margini di un territorio sottoposto a deforestazione e a crescenti pressioni turistiche, il complesso – misto, residenziale e turistico – Babel dello studio V Taller propone un’idea di architettura come infrastruttura rigenerativa. Ispirato alla biblica Torre di Babele e alla tipologia dell’hammam, il progetto adotta la verticalità non come gesto iconico ma come strumento per restituire suolo, ristabilire il microclima e dare continuità alla vita comunitaria.
Impostato su una pianta ellittica, con una torre cilindrica al centro, Babel concentra 59 unità abitative su tre livelli in meno di un acro di superficie, riducendo il consumo di suolo di circa il 40% rispetto a uno sviluppo orizzontale convenzionale. I corpi edilizi curvi si dispongono attorno a un cortile piantumato, che funge da vuoto climatico e collettivo: un diaframma verde che favorisce ventilazione naturale, raffrescamento passivo e reintroduce la vegetazione autoctona, oltre a costituire il fulcro percettivo e sociale del complesso.
La verticalità diventa uno strumento per restituire suolo, migliorare il microclima e dare continuità alla vita comunitaria oltre la stagionalità turistica
La torre, posta esattamente nel baricentro geometrico dell’impianto, rielabora la mitologia della Babele biblica. Il volume cilindrico, solcato da strette feritoie verticali e accessibile tramite una scala indipendente che supera uno specchio d’acqua, funziona come spazio di introspezione: un ambiente in penombra, in cui la luce filtrata e la matericità delle superfici evocano il silenzio raccolto di un hammam. In sommità, un’apertura triangolare inquadra il cielo e trasforma il tempo – misurato dal mutare della luce – in elemento narrativo dell’architettura.
La scelta di una densità verticale calibrata risponde anche alle fragili dinamiche idrogeologiche di Tulum, basate su infiltrazione e ricarica della falda. Limitando la superficie impermeabilizzata e riducendo le infrastrutture orizzontali, Babel amplia le aree permeabili e le zone di filtrazione con pavimentazioni drenanti e suoli rinaturalizzati che favoriscono l’assorbimento delle acque meteoriche. Inoltre, il cortile ellittico e la piscina circolare alla base della torre lavorano insieme come dispositivi microclimatici: moderano la temperatura percepita, amplificano la profondità spaziale tramite riflessi e ombre, strutturano la sequenza dei percorsi.
Le unità abitative sono organizzate radialmente e sono concepite come cellule complete – cucina attrezzata, zona giorno, camera, bagno e giardino o balcone –, ma la geometria curva produce micro‑differenze in pianta che calibrano esposizioni, viste e relazioni con gli spazi comuni.
Riducendo del 40% il consumo di suolo rispetto a sviluppi orizzontali, Babel concentra il costruito e libera spazio alla riforestazione, alla permeabilità e alla ricarica della falda
Al piano terra, un portico ad archi apre direttamente sul cortile. Al livello intermedio le logge interne sono scandite da aperture semi‑circolari rovesciate. All’ultimo piano, a doppia altezza, le fessure ellittiche allungate garantiscono profondità visiva e luce diffusa.
La distribuzione verticale è affidata a nuclei compatti che funzionano come “tunnel di luce”: scale strette e luminose che attraversano il volume e accentuano la percezione del passaggio tra pieno e vuoto, interno ed esterno.
Archi e volte – a botte, rette e a cuneo – orchestrano compressioni e dilatazioni spaziali, definendo un lessico formale unitario che è al tempo stesso strutturale, climatico e percettivo. L’assenza di apparati meccanici in copertura è compensata da strategie bioclimatiche: cross‑ventilation, schermi ombreggianti, spessori murari e geometrie che mitigano l’irraggiamento diretto, garantendo interni luminosi ma non surriscaldati.
La materia gioca un ruolo centrale nella definizione di una continuità ambientale e culturale. L’intero complesso è rivestito in chukum, un intonaco tradizionale a base di calcare e di resina estratta dalla corteccia dell’albero Havardia albicans tipico della penisola dello Yucatán. La finitura, lavorata a mano in più strati e pigmentata con minerali, assume una tonalità rosa tenue che assorbe e riflette le variazioni della luce tropicale, rendendo l’architettura un sensore del tempo e al contempo migliorando resistenza all’umidità, inerzia termica e durata.
All’interno, legni tropicali locali, elementi in argilla, tessili intrecciati e arredi regionali compongono un paesaggio tattile e misurato, in cui la decorazione coincide con la valorizzazione delle locali filiere artigianali.
Intonaci in chukum, legni tropicali e finiture in argilla non sono decorazioni ma infrastrutture ambientali e culturali: migliorano inerzia termica, comfort acustico e umidità, mentre attivano filiere artigianali locali
Il modello insediativo ibrido – che affianca residenze permanenti e affitti di breve durata – mira a contenere i cicli di vuoto tipici dell’economia turistica, sostenendo una presenza più stabile e relazioni di cura con il luogo. A questo si affianca un sistema di spazi comuni che ridefinisce il resort come infrastruttura di quotidianità: un centro benessere, uno spazio di coworking immerso nel verde, un ristorante vegetariano legato a produzioni locali, un giardino zen, una yoga room e un’area relax con servizio di sleep concierge.
Babel si propone quindi come modello alternativo per territori fragili, dove la crescita turistica tende a tradursi in dispersione costruttiva, consumo di suolo e infrastrutture sovraccariche. Attraverso un’impronta contenuta, un vuoto climatico centrale e una torre che orchestra luce e ombra come risorse, il progetto consolida in un unico dispositivo densità, ecologia ed esperienza.
Il modello insediativo ibrido – che affianca residenze permanenti e affitti di breve durata – contiene i cicli di vuoto tipici dell’economia turistica, sostenendo una presenza più stabile e relazioni di cura con il luogo
La torre, più che un’icona, agisce come strumento di misura del tempo e del clima e il complesso nel suo insieme si configura come un sistema abitabile in evoluzione, in cui vegetazione, acqua, aria e luce entrano a far parte del lessico progettuale alla stessa stregua di archi, volte e materiali.
In questo equilibrio tra permanenza e trasformazione, Babel suggerisce una possibile etica per l’architettura in contesti ad alta pressione turistica: densificare ma senza depredare e costruire come condizione per la rigenerazione del paesaggio, anziché come sua inevitabile perdita.