MOSTRE
I Latis e Milano 1945-1985

Una mostra che ripercorre il contributo di Vito e Gustavo Latis alla trasformazione di Milano nel secondo dopoguerra, attraverso progetti emblematici, fotografie e materiali d’archivio. Restituendo una visione dell’architettura come pratica urbana radicata nel contesto sociale

Fino al 21 marzo lo Spazio Mostre Guido Nardi del Politecnico di Milano ospita I Latis e Milano 1945-1985, una mostra dedicata a Vito e Gustavo Latis, protagonisti dell’architettura milanese del secondo dopoguerra. Curata da Marco Biraghi, Giovanna Latis, Tommaso Mazzega e Francesco Patetta, l’esposizione ricostruisce il ruolo centrale dei due architetti nella trasformazione urbana di Milano.

Laureatisi entrambi al Politecnico, Vito Latis nel 1935 e Gustavo Latis nel 1948, i due fratelli vissero l’esperienza dell’esilio in Svizzera durante le leggi razziali fasciste. Rientrati in Italia, avviarono inizialmente percorsi professionali autonomi, per poi associarsi stabilmente a metà degli Anni 50.

Dal 1955 lo Studio Latis Architetti firmò per oltre quarant’anni alcuni tra gli edifici residenziali più significativi della città, contribuendo in modo decisivo alla definizione dell’identità della Milano moderna.

La mostra presenta una selezione di progetti emblematici, tra cui il condominio di via Lanzone (1949-53), in dialogo con l’edificio di Asnago e Vender, l’edificio per abitazioni, uffici e commercio in via Turati (1953-55), esempio maturo di “urbanità”, e l’edificio di via Monte Santo (1954-55), dove convivono funzioni diverse in un unico corpo architettonico.

Basata sugli archivi privati della famiglia Latis, l’esposizione mette in luce una produzione caratterizzata da rigore formale, sobrietà e attenzione alla dimensione collettiva, intrecciando l’analisi dei progetti con il dibattito urbano e sociale dell’epoca.

Il percorso si arricchisce grazie agli scatti contemporanei del fotografo Sosthen Hennekam, che offrono uno sguardo inedito sull’eredità architettonica dei Latis nella città.

Per maggiori informazioni sulla mostra visitare il sito del Politecnico di Milano.