ARCHITECTS AT HOME
A casa di Alberto Nespoli

L’appartamento di Alessia Bossi e Alberto Nespoli – co-founder di Eligo Studio – è un interno luminoso in cui corridoi in resina antracite, pareti a calce, un camino d’epoca e un portale in ferro dialogano con icone del design e opere d’arte contemporanea. Un racconto misurato di memoria, materia e convivialità

Milano, in Porta Venezia, in un palazzo degli inizi del Novecento che apparteneva a una famiglia di artigiani del ferro, un appartamento al piano nobile è oggi la casa di Alessia Bossi e Alberto Nespoli, co-founder dell’atelier di design Eligo Studio.

Lo spazio, luminoso e caratterizzato da splendide finiture d’epoca, è stato oggetto di un intervento conservativo che lavora sul confronto tra passato e presente, con l’obiettivo di preservare la struttura originaria e allo stesso tempo introdurre contrasti contemporanei netti, chiari nella grammatica formale e cromatica.

Il corridoio in resina antracite distribuisce l’accesso alle diverse stanze, segnando una linea di demarcazione chiara e decisa tra i vari ambienti. È un gesto progettuale che affianca antico e contemporaneo: da un lato la superficie scura, compatta, che agisce come segno grafico; dall’altro il recupero dei portali in legno originali, riportati alla loro presenza materica.

Alberto Nespoli racconta che la scelta dei colori è volutamente “senza sfumature”: i toni chiari di pareti e soffitti si oppongono agli scuri dei varchi antracite, mentre finiture più “femminili” – grassello di calce, fregi in gesso, texture morbide – si contrappongono alla durezza del ferro e dei materiali specchiati, costruendo una dialettica serrata tra leggerezza visiva e rigore.

La distribuzione interna è stata ripensata in chiave conviviale, spostando la cucina e unendola alla sala da pranzo, per creare uno spazio fluido che mette in relazione le funzioni legate alla socialità ma senza rinunciare alla leggibilità della pianta milanese.

L’antica cucina-soggiorno è stata invece trasformata in un ampio bagno: qui una vasca freestanding dalle linee classiche diventa fulcro plastico dell’ambiente, in contrasto con il pavimento contemporaneo in calce e resina. Anche in questo spazio la logica del progetto è basata sull’opposizione calibrata di elementi: superfici color calce, soffitti lasciati al grezzo dopo la rimozione delle tinteggiature Anni 70, segni del tempo volutamente messi in evidenza come strato storico e materico.

Nel living il colore dominante è il bianco, declinato attraverso pareti rifinite a grassello di calce che conferiscono morbidezza alla luce e un carattere quasi tattile allo spazio. Il camino, proveniente da una villa dei primi del Novecento, è il centro compositivo attorno a cui si organizza l’arredo, diventando dispositivo di orientamento visivo e formale.

Arte e design convivono in modo equilibrato, con un continuo gioco di accostamenti tra nuovi inserimenti e icone del passato: le poltrone LC1 di Le Corbusier, una scultura in legno di Mario Ceroli, una consolle di Ico Parisi, oltre ai mobili su misura disegnati da Eligo Studio. Ogni pezzo è trattato come elemento di un’unica partitura, in cui la componente decorativa non è mai mera scenografia ma risultato di scelte calibrate.

Il portale in ferro color antracite che collega living e sala da pranzo è uno degli elementi più scenografici del progetto: un volume trapezoidale che si staglia come segno architettonico tra i due ambienti e li mette in relazione.

La sua cornice incornicia l’opera Creamy Dalston Stuff dell’artista Lorenzo Vitturi, fotografia di una scultura composta assemblando frammenti di cibo e oggetti recuperati nel mercato di Ridley Road a Dalston. Una reinterpretazione della natura morta di tradizione caravaggesca, qui riletta come dispositivo di racconto della diversità culturale e, nel contesto della casa, come ulteriore livello di stratificazione tra memoria, identità e progetto.

In questa abitazione milanese la cifra di Eligo Studio – coniugare tecniche tradizionali italiane, artigianato e design contemporaneo – si traduce in un interno misurato, in cui ogni scelta formale è frutto di una “selezione con cura ed eleganza”, fedele all’etimo del nome dello studio.