Sull’isola di Minorca, Atelier du Pont firma il recupero di una vecchia fattoria in pietra. Un progetto che intreccia materiali grezzi, forme organiche e saperi locali. Tra tradizione e contemporaneità, nel segno di un abitare lento e consapevole
È nella relazione costante tra la luce intensa di Minorca e la solidità della pietra locale che ha preso forma Estancia San José, progetto a pochi passi dal paese di Alaior, nel cuore dell’isola di Minorca, firmato dallo studio parigino Atelier du Pont, in collaborazione con il team locale ARU Arquitectura. Una residenza di oltre 300 metri quadrati ricavata da un’antica casa colonica abbandonata su un terreno di quasi 80 ettari immerso nella natura.
Gli architetti Anne-Cécile Comar e Philippe Croisier, che hanno guidato i lavori, non si sono limitati a ristrutturare: hanno assecondato l’organicità delle forme già esistenti e ridato senso ai resti. È così che quello che si presentava come un rudere e un vecchio fienile sono stati riplasmati con rigore e delicatezza, mantenendo per quanto possibile le strutture e alcuni elementi originali, incluse le spesse pareti rastremate e le tegole, testimonianze della storia agricola dell’isola.
Ispirandosi a dettagli minimi – l’ombra di un arco, la patina di un soffitto giallo slavato, l’irregolarità di una facciata corrosa dal tempo – i due hanno poi perseguito una forte integrazione con l’ambiente: la pietra locale domina ovunque assieme alla terracotta che ricopre il pavimento, alla roccia grezza e a intonaci e finiture ottenuti con miscele di calce e pigmenti naturali. Passando da un ambiente all’altro, si incontrano ceramiche giallo limone, piastrelle smaltate rosso vivo, rubinetti e interruttori in metallo spazzolato.
Ogni particolare racconta qualcosa, ogni superficie conserva tracce manuali visibili. A tenere insieme il tutto, le forme organiche di stipiti, aperture ad arco e panche, e un mix cromatico di beige rosato, crema, ocra. Oltre al giallo acido che nell’ampia cucina richiama metaforicamente l’energia del sole spezzando l’aspetto terroso della stanza.
Quanto ad arredo e decorazioni, oggetti trovati sul posto o provenienti dai viaggi dei proprietari in giro per il mondo si accostano a pezzi progettati ad hoc dall’Atelier du Pont: comodini e tavolini in terracotta e corda, lavabi in pietra, una vasca da bagno in cemento e calce, anche alcune porte. Menzione a parte meritano le testiere in una delle camere da letto, intrecciate a mano dagli artisti tessili spagnoli Mariona Cañadas e Pedro Murúa.
Identità, comfort e organicità, dunque: queste le parole chiave di un progetto giocato sul rapporto con l’esterno: nel living le finestre ad arco in iroko non trattato, con perni decentrati, sono pensate per non ostacolare lo sguardo e abbracciare il verde del giardino, dove le nuance acquamarina della piscina piastrellata con motivi geometrici in ceramica si inseriscono tra ulivi selvatici e vegetazione di gariga.