Heritage veneziano e icone di design. Affreschi e grottesche che fanno da sfondo a opere d’arte contemporanea. Un appartamento affacciato sul Canal Grande gioca
abilmente con le dicotomie. Estetiche e temporali
Affacciata sul Canal Grande, la casa di Jane Rushton, direttrice della Fondazione Berengo, incarna perfettamente lo spirito aristocratico di uno degli edifici sorti sulla via d’acqua veneziana: Palazzo Barbarigo della Terrazza, residenza storica oggi diventata un appartamento di trecento metri quadrati che, con il suo mix di arte e architettura, sembra appartenere a un tempo sospeso tra passato e presente.
Per percepire l’imponenza degli spazi, è sufficiente varcare la soglia. I soffitti alti sei metri dei due saloni principali creano una scenografia mozzafiato, sostenuta da pavimenti veneziani e da antichi affreschi di rara eleganza, meraviglioso intreccio di stemmi, emblemi, putti e grottesche.
La datazione delle decorazioni è incerta, dovrebbero risalire all’Ottocento, testimonianze di un’epoca di splendore ormai lontana, ma da preservare.
Come ha fatto con grande sensibilità Ronald Martin, l’architetto incaricato del progetto: per esaltare lo charme antico e la posizione privilegiata dell’abitazione, ha valorizzato la luce naturale lasciandola libera di filtrare attraverso i balconi affacciati sul Canal Grande e di accarezzare le pareti affrescate.
“Un interno rappresenta l’anima del residente”, è il motto di Martin, qui associato con la volontà di integrare nell’involucro storico una selezione di elementi di design contemporaneo, inclusi alcuni pezzi iconici come le Panton Chair di Verner Panton per Vitra e la sinuosa e aerodinamica scrivania Cavour, in legno massello e cristallo, di Carlo Mollino.
La palette cromatica dei vari ambienti si lega ai toni delicati degli affreschi. Fatta eccezione per qualche accento di colore a mo’ di licenza poetica
O, ancora, il paravento Cartoons, in cartone ondulato, di Luigi Baroli, binomio di maestria artigianale e tecnologia, vincitore del Compasso d’Oro nel 1994.
L’effetto finale, con il seminato dei pavimenti a fare da fil rouge, è uno straordinario gioco di contrasti tra modernità e tradizione, in cui si inseriscono le opere d’arte contemporanea collezionate da Jane in anni e anni di appassionata ricerca.
Tra queste, l’installazione della libanese Marya Kazoun, scultura a muro tridimensionale realizzata con sacchi della spazzatura e perle di Murano su fili di seta intrecciati a mano, che spezza la classicità del soggiorno con una forza estetica inaspettata.
La palette cromatica dei vari ambienti si lega ai toni delicati degli affreschi. Fatta eccezione per qualche accento di colore a mo’ di licenza poetica: è il caso del rosa in cucina e della nuance di viola dal sapore meditativo che avvolge il bagno in un’atmosfera intima e rilassante.
Complice anche l’eterea fluidità del lampadario di Zaha Hadid, che pare fluttuare dal soffitto come una medusa.