CASE
Casa d’artista

Nel cuore di Bruxelles, la casa-atelier di Isabelle de Borchgrave ospita una straordinaria collezione di creazioni d’arte. Un trionfo di colori racchiuso in un piccolo gioiello di design

Per la sua casa-studio nel centro di Bruxelles, Isabelle de Borchgrave ha deciso di usare il bianco come colore di sfondo. Scelta azzeccata, visto che lo spazio di oltre mille metri quadrati è stato concepito dall’artista belga, con la complicità dell’interior designer Claire Bataille, come una cornice neutra per le sue opere colorate.

Sontuosi caftani di carta decorata, tessuti dipinti a mano, vasi Art Déco in cartapesta, grandi dipinti in tela plissettata, copricapi di piume: tutto qui parla dell’estro della proprietaria, che in tre anni di lavoro ha messo a punto un ambiente accogliente e luminoso, in cui l’elegante essenzialità contemporanea degli interni si alterna a spazi outdoor ispirati al Giappone e all’architettura iconica della sede della Fondazione Beyeler di Riehen progettata da Renzo Piano.

Un po’ abitazione, un po’ atelier creativo, un po’ location per eventi e galleria: formatasi al Centre des Arts Décoratifs e poi all’Académie Royale des Beaux-Arts a Bruxelles, Isabelle aveva come primo obiettivo quello di dare vita a un luogo che rispecchiasse la magia della creazione artistica che nel corso degli anni l’ha portata dalla realizzazione della sua prima storica collezione di abiti di carta “Papiers à la mode”, negli Anni 90, all’esplorazione di tecniche innovative per la messa a punto di originali produzioni artistiche per marchi come Caspari, Gien, Target, Hermès, Villeroy & Boch.

Carte da parati, oggetti, tende, cuscini, complementi d’arredo: in questo suo regno ricavato in un ex garage ogni dettaglio riflette l’immaginario legato al suo lavoro di pittrice, scultrice e artista poliedrica e amante della sperimentazione, laddove l’epicentro, il santuario della sua ispirazione, è il vivace laboratorio situato al primo piano, dove lei e i suoi collaboratori tagliano, modellano, tingono, incollano e assemblano straordinari lavori in cui la carta assume l’aspetto della seta, del velluto, del tulle, del lino.

Inutile dire che quasi tutto, qui, è stato plasmato dalla mano dell’artista, come il lampadario che si erge sopra i tavoli in vetro dipinto a mano in cucina, locale dove alle tradizionali piastrelle di Delft in dieci diverse tonalità di bianco si accostano un brillante tappeto viola e le sedute nere del designer danese Verner Panton.

La luce è abbondante, l’atmosfera è calda. Mobili e oggetti scovati in giro per il mondo dialogano con elementi antichi, tra cui due colonne settecentesche provenienti da una farmacia di Salisburgo, ma anche con pezzi di design come la scrivania Scriban di Piero Fornasetti e le sedie Wishbone di Carl Hansen, queste ultime protagoniste della biblioteca con più di cinquemila libri dedicati alla storia dell’arte e della moda.

E se nella camera da letto principale, cui si accede tramite una scenografica scala, spicca un moucharabieh da lei disegnato, colpisce che nell’opera di restauro sia rimasto intatto un unico elemento: “Un tipico frontone del XIX secolo in mattoni rossi, che abbiamo scoperto quando abbiamo abbattuto il vecchio garage – spiega Isabelle – e che faceva parte di uno spazio dove un tempo venivano riposte le carrozze trainate da cavalli”.