Nel centro storico di Ravenna, la designer Chiara Ravaioli trasforma un palazzo di famiglia
del XVI secolo in uno spazio eclettico. Giocato sul contrasto fra i soffitti affrescati
e gli oggetti – coloratissimi – che crea con moderne stampanti 3D
Varcando la porta di questo palazzo, nel centro storico di Ravenna, tutto sembra andare controcorrente. All’interno delle mura, è possibile abbandonare, con eleganza disinvolta, i sentieri angusti della prevedibilità e godere del capriccioso e seducente contrasto tra memoria classica e innovazione del design.
Punto di partenza di questo viaggio upstream è la personalità di Chiara Ravaioli, classe 1993, ravennate, designer. Laureata in Spatial Design alla University of the Arts di Londra, fonda, nel 2018, il suo personalissimo brand Fornice Objects, un mix sapiente tra artigianato e tecnologia di stampa 3D.
“Con Fornice volevo creare qualcosa di unico, ripetibile ma ineguagliabile” – racconta Chiara -. “Quando ho iniziato a lavorare con le prime stampanti, mi sentivo una pioniera, sperimentavo di tutto con tutto, di giorno e soprattutto di notte, impastavo ceramica, pensavo a nuove forme che potessero sconfiggere la gravità, unico vero limite in questa manifattura additiva. Passavo giorni interi a capire come adattare le macchine al mio uso, perché, come recentemente ha detto Federico Marchetti, siamo noi a controllare la macchina e non il contrario”.
E anche in questa casa Chiara ha lavorato con lo stesso metodo, per così dire, sperimentale. Il palazzo in cui abita è una proprietà di famiglia, risalente al XVI secolo, mentre i soffitti affrescati sono successivi, di fine Settecento, quindi un contenitore decisamente stimolante su cui esercitare la sua creatività. Fil rouge del progetto gli arazzi antichi, una passione di famiglia e una cifra stilistica che lega tutti gli spazi della casa.
“Nel living al piano terra, li ho pensati come una vera e propria scenografia, senza soffocarli, ma esaltandoli, attraverso la combinazione di elementi contemporanei, dal divano Cornaro di Scarpa alla Platner blu di Knoll, dalla Jockey in pelle di Poltrona Frau alla mia preferita, la Madison di Memphis. Ho lavorato di intuito, con le forme e il colore, e adesso è un luogo che mi parla, dove mi piace stare”.
Il piano superiore si raggiunge attraverso tre maestose rampe di scale, dai soffitti riccamente decorati con motivi geometrici e floreali. Dentro, muovendosi per le stanze, si intuisce subito che l’ineludibile rapporto tra presente e passato è stato il punto di partenza del progetto. Ogni stanza è stata ridisegnata partendo dal recupero degli arredi di famiglia, mixati con pezzi di design e con ricercati interventi di colore, dal millennial pink della sala da pranzo fino all’intenso ultraviolet della camera da letto.
Nella zona notte, il camino fa bella mostra di sé, tessendo relazioni con mobili e oggetti, e rappresenta un po’ il coup de theatre della casa. In sala da pranzo, la prima cosa che vediamo, entrando, è il tavolo Doge di Cassina, regolare e scenografico, che definisce un’area dining dal carattere spiccato.
Anche il bagno rispetta la tradizione del canone estetico non prestabilito, avendo utilizzato come porta di ingresso una magnifico portone ligneo verde smeraldo del tardo Cinquecento che sembra aver attraversato infinite esistenze e aver finalmente trovato la sua vera collocazione.