A Milano, un appartamento firmato da Stefano Belingardi Clusoni traduce la storicità dell’involucro in un linguaggio senza tempo fondato su rigore delle proporzioni, fluidità spaziale e continuità materica
Far incontrare il linguaggio progettuale contemporaneo dell’architetto Stefano Belingardi Clusoni con l’identità sofisticata dell’universo Cipriani, per dare forma a un classico moderno concepito per durare nel tempo. Questi i presupposti del progetto The Cipriani Apartment, residenza di Ignazio Cipriani, imprenditore appartenente alla famiglia dell’Harry’s Bar di Venezia.
Sviluppato in un palazzo storico nel cuore di Milano, l’intervento è stato portato avanti con un obiettivo: trasferire l’identità architettonica della struttura preesistente negli interni.
Questo approccio ha portato in primis a delineare un accordo equilibrato tra materiali scelti per la loro attitudine a invecchiare con grazia. Travertino romano, ferro nero e mogano laccato lucido, quest’ultimo tassello iconico dell’universo Cipriani. Dal punto di vista distributivo si è lavorato, invece, su una pianta articolata attorno a un’ampia zona giorno. Qui cucina, sala da pranzo e living, pur mantenendo funzioni distinte, sono visivamente interconnessi.
A governare la transizione tra questi spazi è un camino scultoreo centrale: una presenza monolitica in ferro scuro opaco, concepita ad hoc per inglobare e mascherare un pilastro strutturale. Il soggiorno adiacente è dominato da ampie vetrate a riquadri: una griglia geometrica in metallo nero a tutta altezza che inquadra il verde esterno e frammenta la luce naturale, proiettando ombre sul pavimento in parquet a spina di pesce.
Qui, lo spazio diventa un esempio di lusso confortevole. Un divano angolare color tabacco corre lungo le vetrate, dialogando con la poltrona Soriana di Tobia Scarpa e con i tavolini di Elisa Honkanen. A impreziosire l’insieme intervengono boiserie in legno a listelli verticali e pannelli a muro in tessuto desaturato. Utili anche per ammorbidire l’acustica e la percezione tattile delle superfici.
In questo involucro si innesta un’accurata selezione di arte e pezzi di design d’alta gamma. Si va dalle piantane monumentali Eva di Gae Aulenti – caratterizzate da uno stelo in ottone e da un riflettore aerodinamico, commissionate originariamente da Raul Gardini, nonno materno del proprietario – al divano Mondrian di Jean-Marie Massaud, passando per le opere astratte di Gianfranco Pardi.
Nell’area dining il tavolo Adrien di Poliform si abbina alle sedie dalle linee moderniste di Thierry Despont e a una tela concettuale di Vincenzo Agnetti. In tutto ciò, il diffondersi della luce naturale, favorito dalla disposizione fluida degli ambienti, contribuisce a creare un’atmosfera calda e accogliente.
“Il progetto coniuga il design contemporaneo con materiali e dettagli ispirati all’Art Déco e all’estetica degli Anni 70”, spiega Belingardi Clusoni, che ha disegnato la zona notte come una suite. Il bagno padronale rappresenta l’esito più radicale della ricerca materica del progetto. Un volume scavato nel travertino romano, dove la pietra riveste con continuità pavimenti, pareti, piatto doccia e i doppi lavabi integrati nel blocco.