In un borgo alpino, studio Atomaa trasforma una casa di famiglia abbandonata in un rifugio raccolto e luminoso. Il progetto lavora su materia e memoria, aprendo varchi, restaurando strutture lignee e tetto in piode, intrecciando segni antichi e tocchi contemporanei
Casa Cisore si inserisce nel silenzio raccolto di un piccolo borgo alpino sopra Domodossola, tra la Val Formazza e Valle Vigezzo. Una piccola dimora raggiungibile anche a piedi lungo un’antica mulattiera che dal fondovalle conduce a una dimensione sospesa, un piccolo paradiso appartato tra le montagne.
Qui Atomaa affronta il restauro di una casa storica, misurandosi con la materia stratificata dell’architettura di montagna e con il peso affettivo del ricordo. Infatti, la dimora apparteneva ai nonni del cliente ed era abbandonata da oltre vent’anni.
Tuttavia, i suoi tratti distintivi erano ancora vivi e il progetto ha voluto rispettarli, preservarli e valorizzarli, come se fossero reliquie di un tempo passato. L’intervento nasce così da un ascolto attento. Ogni traccia, dalla fuliggine sulle travi alle decorazioni murarie emerse durante il cantiere, diventa parte di una nuova narrazione spaziale.
Il tema centrale è la trasformazione di una casa buia, fatta di ambienti isolati, in un organismo attraversato da luce e profondità visive. La scala, un tempo compressa tra due pareti, viene liberata attraverso un sistema di portali che mettono in relazione soggiorno e cucina. La sua figura architettonica diventa così il fulcro del progetto, elemento strutturale e scenografico che connette i livelli e restituisce continuità alla sequenza domestica.
Le antiche pitture murarie riaffiorate in cantiere diventano parte di un equilibrio calibrato tra superfici storiche e nuovi volumi puliti
Al piano terra, il vecchio cuore della casa – la cucina con il grande camino – si apre a una dimensione più fluida di soggiorno, pensata per l’uso contemporaneo ma ancora ancorata alla convivialità. Al piano superiore, dove originariamente esisteva solo un piccolo bagno esterno, lo studio ricava un servizio compatto ma completo, integrato nella zona notte.
Qui la resina rosso pompeiano del pavimento e delle superfici dialoga con gli inserti in ferro brunito – balaustra, telai, elementi strutturali – segnando con discrezione gli interventi contemporanei e introducendo un codice cromatico chiaro, leggibile, che si ritrova anche negli spazi unificati al piano inferiore.
La resina rosso pompeiano e il ferro brunito marcano gli interventi nuovi, mentre travi in larice, castagno e noce, lasciate a vista, raccontano la stratificazione del tempo
Il lavoro sui materiali costruisce un linguaggio coerente tra interno ed esterno. Le strutture lignee in larice, castagno e noce vengono restaurate, spazzolate, riportate a una presenza viva senza cancellarne la patina del tempo.
Il tetto in piode di beola, caposaldo della tradizione costruttiva locale, è recuperato e trasformato in dispositivo luminoso grazie a una botola in vetro. Un elemento che trasforma la soffitta in una sorta di lanterna architettonica, spazio aggiuntivo per il riposo estivo o per il gioco.
All’interno, le antiche superfici dipinte riaffiorate in corso d’opera non sono coperte, ma integrate con misura nel nuovo impianto. In questo modo si genera un dialogo sottile tra tracce storiche e linee pulite, tra texture irregolari e precisione dei dettagli.
Ogni oggetto recuperato – fotografie, quadri, arredi – contribuisce a definire l’atmosfera, più che come elemento decorativo, come traccia progettuale che orienta scelte cromatiche, disposizioni e accenti materici.
Nel piccolo spazio esterno, pietra, calce naturale, una vite americana ritrovata, un ulivo e piante aromatiche ridisegnano la soglia tra la casa e il borgo
All’esterno, l’intervento sul piccolo spazio aperto è discreto e calibrato. Pietra locale, intonaco a calce, la vite americana sopravvissuta all’abbandono affiancata da un ulivo, piante aromatiche e ciuffi spontanei, attorno a un tavolo in pietra che torna a essere dispositivo di socialità.
Casa Cisore si configura come un restauro che rifiuta l’ostentazione. Un progetto nel quale l’architettura accompagna e amplifica la memoria senza trasformarla in una scontata scenografia nostalgica. Dando forma a un interno luminoso, denso di storia ma pronto a nuove abitudini di vita.