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Uffici Calè, passage milanese

Il progetto di Domenico Farinaro, Stefania Micotti e Franco Rosi per i nuovi uffici di Calè reinterpreta un edificio tardo ottocentesco nel cuore delle Cinque Vie. Spazi di lavoro ibridi, in cui la storia dialoga con l’eclettismo contemporaneo

Nel quartiere delle Cinque Vie, tra le stratificazioni di uno dei tessuti urbani più antichi di Milano, gli architetti Domenico Farinaro, Stefania Micotti e Franco Rosi hanno firmato i nuovi uffici di Calè, azienda di riferimento nella distribuzione di profumeria artistica in Italia.

Il progetto occupa il piano terra e l’interrato di un edificio tardo ottocentesco, con doppio affaccio su via Santa Maria Podone e via Santa Marta. È proprio questa condizione urbana a generare il concept: uno spazio concepito come un passage, un luogo sospeso tra interno ed esterno, in cui ambienti e funzioni si susseguono con continuità percettiva prima ancora che fisica. Archi, colonne in granito e murature storiche vengono reinterpretati, alleggeriti da superfici vetrate, aperture circolari e nuove arcate che stabiliscono una permeabilità fluida tra le zone.

L’ingresso è scandito da un banco accoglienza dalla geometria scultorea, in cui pietra, acciaio satinato e vetro colorato dialogano entro la cornice di un sottile telaio metallico. Di fronte, una parete in ecopelle specchiante separa e avvolge la sala riunioni. Più all’interno, un passaggio vetrato sul patio connette la zona di rappresentanza a un’area relax, lasciando intravedere la parte operativa degli uffici che occupano gli ambienti lungo via Santa Marta.

Al piano terra, pavimenti e pareti condividono la stessa tinta neutra – un bianco caldo, leggermente cipriato – che diventa scatola perfetta per arredi dall’impronta fortemente eclettica: citazioni che attraversano i decenni del Novecento, dal razionalismo degli Anni 30 al postmoderno degli Anni 80, con oggetti dai colori saturi e dal forte impatto visivo. Al piano interrato, volte e murature in mattone sono invece trattate in bianco ottico, con un’illuminazione fredda che ne accentua la matericità.

Il risultato è uno spazio ibrido che supera la convenzionalità dell’ufficio tradizionale, avvicinandosi – per atmosfera – quasi a una galleria d’arte. L’austerità delle murature storiche e la leggerezza delle superfici riflettenti costruiscono insieme una dicotomia precisa, fatta di solidità e impalpabilità – la stessa che appartiene ai profumi – e che dunque racconta, in modo non didascalico, l’identità del committente.