Dalla visione essenziale dello studio Davidov Architects nasce una spa scultorea e monolitica. Dove il dialogo tra luce, cemento e legno scolpisce volumi dal rigore monastico
Avvolta dall’ombra delicata di un Tasmanian Red Gum e di un antico albero di Moonah, la Sorrento Bathhouse progettata da Davidov Architects in Australia sembra affiorare dal terreno come una presenza silenziosa.
La sua forma, essenziale e monolitica, richiama i fienili costieri e le rimesse per le barche disseminate lungo la Mornington Peninsula: architetture vernacolari dal carattere ancestrale, capaci di instaurare un dialogo immediato con il paesaggio.
In questa continuità con la tradizione locale si innesta un progetto che ripensa il tema della bathhouse contemporanea attraverso un linguaggio misurato, quasi primitivo, fondato su una sobrietà compositiva che rifugge il superfluo. Il volume a capanna, imponente e compatto, accoglie una sequenza di ambienti concepita come una progressiva rarefazione dello spazio.
L’ingresso, infatti, introduce il visitatore in una soglia di transizione, accompagnandolo gradualmente verso il cuore della struttura: la sala della spa, definita da uno spettacolare soffitto piramidale che evoca la Rothko Chapel di Philip Johnson e l’atmosfera meditativa dei tradizionali onsen giapponesi.
La composizione degli spazi, calibrata nei volumi e nelle proporzioni, costruisce un percorso che allontana progressivamente dalla frenesia della vita quotidiana. Qui la luce, filtrata da un lucernario schermato, si sprigiona come una presenza diffusa, modellando le superfici con variazioni minime ma continue.
La modulazione luminosa, infatti, è il cuore pulsante della bathhouse. Un sistema di lamelle su misura attenua la luce diretta, nasconde gli impianti e introduce un chiarore morbido, che infonde nello spazio delicati bagliori. I soffitti scultorei e la loggia rivolta a ovest amplificano questo gioco di ombre e riflessi, lasciando che l’atmosfera cambi impercettibilmente nel corso della giornata.
Così, al tramonto, l’edificio si trasforma da santuario luminoso a spazio raccolto, un’alcova segreta che dialoga con il silenzio del paesaggio circostante. Il mix materico contribuisce alla definizione di questa atmosfera raccolta.
Il bluestone – un tipo di pietra scura e compatta – prosegue senza soluzione di continuità tra interno ed esterno, rafforzando il rapporto con la natura; il cemento lasciato a vista dialoga con il calore delle superfici in legno; le panche in cedro e i pannelli impiallacciati resistenti all’umidità ingentiliscono la severità del volume, introducendo una dimensione tattile.
Si tratta di una palette pensata non solo per la sua resa estetica, ma anche per la sua resistenza al clima costiero e per la creazione di un linguaggio visivo uniforme. Il risultato sono spazi essenziali, scolpiti da un rigore quasi monastico che richiama l’architettura scandinava, e insieme avvolti da una piacevole intimità.
Sauna, jacuzzi, aree per la cura del corpo e ambienti comuni si inseriscono con discrezione nella struttura, rafforzando l’idea di un rifugio domestico destinato alla pausa e al defaticamento. Attraverso l’uso controllato della luce, l’impiego di materiali austeri ma dalle venature calde e un richiamo consapevole all’architettura rurale del luogo, Sorrento Bathhouse definisce un nuovo modo di intendere il benessere.
Uno spazio dove architettura e natura, pieni e vuoti, luci e ombre si rispecchiano con pacata armonia.
Questo articolo è estratto da Around Water 11. Sfoglia il magazine