Il bagno giapponese è un’esperienza immersiva di cura del sé. Spazi vuoti, vasche profonde, luce filtrata e vista sui giardini. Ispirate a onsen e ofuro, celebrano il rito lento dell’acqua, la materia viva delle vasche Shigaraki e un’idea profonda di benessere
Il bagno giapponese è un percorso di soglie dall’igiene all’immersione, dove la filosofia zen e il wabi-sabi ridefiniscono il concetto di wellness domestico. Un’idea – e una filosofia – che troviamo perfettamente declinata nelle Maana Homes recuperate in chiave contemporanea dall’architetto Uoya Shigenori, che traduce un universo di rituali legati all’acqua, al silenzio e alla natura. In questo senso, Maana Homes è un ottimo pretesto per ampliare lo sguardo sul tema del bagno giapponese come spazio di benessere profondo, legato tanto al corpo quanto alla mente. Il progetto di Uoya Shigenori non si limita a un restauro raffinato delle tradizionali machiya giapponesi, ma traduce in chiave contemporanea un intero universo di rituali, simboli e gesti legati all’acqua, al silenzio, alla natura.
A Kyoto, l’architetto Uoya Shigenori trasforma tre machiya storiche in rifugi contemplativi dove il bagno, ispirato a onsen e ofuro, diventa rito quotidiano
Il bagno come rituale
Nella cultura giapponese il bagno non è solo uno spazio di servizio, ma un vero e proprio rito quotidiano. A differenza dell’approccio occidentale, spesso veloce e funzionale, la pratica del bagno in Giappone è lenta, stratificata, quasi cerimoniale. Alla base c’è una distinzione netta tra lavarsi e fare il bagno: prima ci si deterge accuratamente fuori dalla vasca, solo dopo ci si immerge nell’acqua pulita, spesso molto calda, per rilassarsi. Questa modalità di fruizione diventa un modello progettuale: gli spazi vengono organizzati in sequenza, pensando al corpo che attraversa diverse soglie – dall’ingresso al lavaggio, dall’immersione al momento di riposo – e la stanza da bagno smette di essere un luogo di passaggio per trasformarsi in una sorta di piccolo santuario domestico. Nelle guesthouse di Maana Homes questo principio è chiaramente leggibile: le grandi vasche oversize, le viste sul verde, la separazione fisica e visiva tra zona lavabo, doccia e area di immersione restituiscono la centralità del momento del bagno come tempo sospeso, dedicato solo a se stessi.
Nella cultura giapponese il bagno non è solo una funzione, ma un rito quotidiano lento e stratificato. Un attraversamento progressivo di soglie, dal lavaggio all’immersione
Onsen, ofuro e il legame con l’acqua
L’ispirazione dichiarata del progetto Maana è il mondo degli onsen, le terme tradizionali giapponesi alimentate da acque geotermiche, e degli ofuro, le vasche domestiche profonde in cui immergersi fino alle spalle. Negli onsen, l’esperienza del bagno è sempre inseparabile dal paesaggio naturale: rocce, vapore, profumo di legno bagnato, vista su montagne, foreste, giardini interni e, non ultimo, il suono costante dell’acqua che scorre. Le vasche Shigaraki utilizzate da Maana Kamo e Maana Kiyomizu non sono semplici oggetti di design, ma eredi di una tradizione ceramica che da secoli produce recipienti per l’acqua, per il fuoco, per il tè. La loro presenza introduce una dimensione tattile e materica: superfici leggermente irregolari, colori terrosi, smalti cangianti che dialogano con la luce naturale. Immergersi in queste vasche significa entrare in contatto con un materiale vivo e imperfetto, che racconta il gesto dell’artigiano e la specificità di un territorio. Il bagno diventa così un luogo in cui si sovrappongono benessere fisico, memoria culturale e presenza sensoriale.
Wabi-sabi: la bellezza dell’imperfetto
Nelle machiya di Maana Homes, soprattutto in Maana Kamo, si legge con chiarezza anche la poetica wabi-sabi: un’estetica che celebra la semplicità, l’imperfezione, il trascorrere del tempo. Pareti in argilla riportate alla luce, strutture in legno grezzo, ceramiche non smaltate, tatami: ogni superficie accetta la propria vulnerabilità, mostrando piccole crepe, sfumature e segni d’uso. Traslato nello spazio bagno, il wabi-sabi si traduce in un’idea di benessere che non coincide con la perfezione ipertecnologica delle spa occidentali, ma con una dimensione più umana, intima. È un lusso quieto, quasi dimesso, che non abbaglia ma accoglie. La vasca affacciata sul giardino zen di Maana Kamo o sul piccolo cortile con l’acero in Maana Kyoto non sono solo “belle viste”: sono dispositivi di contemplazione, che invitano a rallentare, a osservare i cambiamenti minimi: la luce che si sposta, una foglia che cade, la pioggia che disegna cerchi sull’acqua.
La vista sul verde, la vasca Shigaraki fatta a mano e il suono dell’acqua trasformano l’igiene personale in un momento di ritiro silenzioso, quasi monastico
Zen e progettazione
La filosofia zen, con la sua ricerca di essenzialità e attenzione al “qui e ora”, trova nelle case giapponesi un campo di applicazione privilegiato. Lo spazio domestico, e in particolare il bagno, è progettato per facilitare una condizione di concentrazione meditativa. Tra i principi zen che si riflettono nella progettazione dei bagni e degli spazi wellness spicca il concetto di vuoto, inteso come risorsa. Gli interni di Maana Homes sono volutamente spogli, privi di accumulo. Il vuoto non è mancanza, ma spazio mentale. Un bagno poco arredato, con pochi elementi selezionati, permette ai sensi di non essere saturati e favorisce una sensazione di chiarezza interiore. L’ingresso alla stanza da bagno è spesso vissuto come una vera e propria soglia: si passa da uno spazio “profano” del quotidiano a uno spazio “sacro” del rito di benessere. Nei progetti di Maana, corridoi stretti che si aprono improvvisamente su una vasca, cambi di pavimentazione, variazioni di luce disegnano un passaggio esperienziale. Anche i giardini interni, le viste sul fiume Kamo, l’acero che entra idealmente nella stanza da bagno: la natura non viene introdotta come quadro, ma come elemento strutturale dell’architettura. Il bagno è posizionato e progettato in modo che la presenza del verde, dell’acqua, del cielo diventi parte integrante del rituale di cura. Così come il legno o la ceramica, anche il silenzio e la penombra sono concepiti come materiali di progetto. La luce entra filtrata, mai violenta; il rumore della città viene attenuato grazie a superfici assorbenti e affacci interni. Il risultato è un ambiente in cui il corpo può rilassarsi e la mente trovare uno spazio di quiete.
Il corpo come misura del progetto
Un altro aspetto tipico dei bagni giapponesi – che Maana Homes interpreta con coerenza – è l’attenzione alla scala del corpo. Le vasche non sono pensate per “contenere” semplicemente una persona, ma per avvolgerla, sostenerla, permettere diverse posture di riposo. La profondità delle vasche oversize, la possibilità di immergersi fino alle spalle, la proporzione tra altezza del bordo e posizione dell’utente rivelano un progetto calibrato non solo sull’occhio, ma sulla fisicità del gesto. Questa centralità del corpo è rafforzata dai materiali: tatami sotto i piedi nudi, legno tiepido al tatto, carta washi che filtra la luce rendendola morbida sulla pelle. Il benessere non nasce da dispositivi tecnologici invasivi, bensì da una fine orchestrazione di sensazioni tattili e luminose.
La filosofia giapponese dell’abitare, filtrata attraverso una sensibilità contemporanea, mostra come il vero lusso non sia l’abbondanza di funzioni, ma la qualità di poche esperienze fondamentali: dormire bene, camminare scalzi su materiali naturali, immergersi nell’acqua calda, guardare un albero cambiare con le stagioni. In questo senso, Maana Homes non propone solo una nuova forma di ospitalità, ma suggerisce un diverso immaginario di wellness: meno legato alla performance e all’immagine, più vicino a una ricerca intima di equilibrio, leggerezza e presenza. Un modo di abitare che, partendo dal bagno e dagli spazi dell’acqua, rimette al centro una domanda semplice e radicale: come vogliamo davvero sentirci nelle nostre case?