Fuori Melbourne, Davidov Architects firma una residenza che rilegge il modernismo locale attraverso il ritmo solenne delle volte a botte. Tra rigore kahniano e calore materico, la casa si svela come un rifugio silenzioso votato alla convivialità
Una volta varcata la soglia di LDS Residence, il rumore del traffico svanisce in un silenzio volumetrico scandito dal ritmo delle volte. Con questo progetto, lo studio Davidov Architects non si è limitato a costruire una casa per una giovane famiglia nel distretto di Caulfield North, ma ha orchestrato un dialogo tra la solidità formale del modernismo di metà secolo scorso e una fluidità spaziale contemporanea, racchiusa in 200 metri quadrati di rigore e calore materico.
L’abitazione occupa un lotto generoso lungo un’arteria ad alto scorrimento, risolvendo il rapporto con il contesto attraverso una dualità di facciate: un prospetto stradale sobrio, quasi monolitico, che protegge l’intimità domestica, e un fronte nord più aperto e dinamico verso l’ampio terreno della proprietà. Qui, la transizione tra interno ed esterno è mediata da un cortile che agisce come un chiostro privato, trasformando l’interfaccia pubblica in una sequenza di spazi informali e protetti.
L’organizzazione degli interni adotta la distinzione kahniana di “spazio servito e spazio di servizio”, stabilendo una chiara gerarchia tra gli ambienti e i percorsi di circolazione. Al posto delle comuni porte, delicate pareti divisorie in legno permettono alla luce e allo sguardo di penetrare nel corridoio centrale, mantenendo una connessione visiva costante tra le stanze. È un omaggio agli interni integrati di maestri come Krimper, Zoureff e Holgar & Holgar, che hanno contribuito a definire l’identità architettonica di Caulfield North.
Nel caso di LDS Residence il tratto distintivo è senza dubbio la sequenza di volte a botte che attraversa il piano terra. Volte che, oltre a conferire un ordine geometrico alla pianta, amplificano la percezione verticale di ogni ambiente, unificando zone di passaggio e aree principali in un unico, coerente linguaggio formale. Per preservarne la purezza geometrica, gli impianti di climatizzazione sono stati nascosti nelle pareti, mentre faretti dedicati alle opere d’arte si affiancano a lampade da lavoro, da terra e a sospensione, per un sistema d’illuminazione che enfatizza la plasticità dei volumi creando momenti suggestivi.
La palette materica è ridotta all’essenziale per lasciare spazio alla patina del tempo e alla collezione d’arte dei proprietari. Travertino e legno sono declinati in diverse texture, dai pavimenti alla falegnameria su misura, quest’ultima disegnata seguendo proporzioni e geometrie dell’edificio per ottenere un senso di armonia e solidità duratura.
Cuore della residenza è un salotto ribassato situato all’intersezione degli assi principali. Citazione esplicita dell’iconica Miller House di Eero Saarinen, questo “punto di conversazione” valorizza le volte sovrastanti e delinea un focolare sociale informale e protetto. Dalla sua seduta incassata, la prospettiva si libera in un unico cannocchiale visivo che attraversa ingresso e chiostro, fino a ricongiungersi con il paesaggio esterno.