Il progetto di Disbrow Iannuzzi Architects per Baw Beese House organizza lo spazio abitativo come un sistema di nuclei indipendenti connessi da volumi vetrati
È da una tensione sottile fra organicità e autonomia spaziale che prende forma il progetto di Disbrow Iannuzzi Architects per Baw Beese House, una residenza privata sulle rive dell’omonimo lago in Michigan. Una linea di demarcazione che attraversa la casa, regolando distanze, soglie e contiguità.
L’impianto della residenza si struttura come un sistema di volumi distinti, accostati secondo una logica di prossimità controllata. Tre nuclei principali, leggibili anche come episodi indipendenti, connessi da elementi leggeri prevalentemente vetrati.
Questa scomposizione è dichiarata, ma non produce frammentazione e risponde alla struttura familiare dei proprietari. Il progetto distribuisce gli spazi in nuclei autonomi: un’unità indipendente per la capofamiglia, affacciata sul lago, una per i figli, e un volume principale destinato agli spazi condivisi di living e cucina.
Questo impianto rende possibile la coabitazione senza imporre compresenza, generando spazi indipendenti ma non isolati. I collegamenti vetrati funzionano come dispositivi di relazione: mantengono la continuità visiva, riducono la distanza percepita, consentono attraversamenti rapidi e controllati.L’assenza di un baricentro dominante è una scelta precisa. Il volume collettivo non gerarchizza l’insieme, ma agisce come nodo di collegamento tra le parti. La sequenza spaziale si costruisce per slittamenti controllati fra interni ed esterni, corpi chiusi e connessioni trasparenti. Ne deriva uno spazio domestico esteso, dove la percezione dell’insieme si costruisce nel movimento.
Anche gli interni mantengono coerenza con l’impianto generale. La struttura è leggibile: travi in legno a vista, campate regolari, elementi portanti che non vengono occultati. Il linguaggio resta controllato, privo di enfasi decorativa. Gli ambienti principali – living e cucina – sono definiti da volumi ampi e continui, dove la distribuzione è affidata alla disposizione degli arredi. Gli spazi privati riducono la scala ed enfatizzano la destinazione funzionale, mantenendo intatto il codice linguistico.
All’esterno, il rivestimento in shou sugi ban – una tecnica tradizionale giapponese che consiste nella carbonizzazione superficiale del legno – definisce un involucro scuro e compatto. Il trattamento del legno produce una superficie assorbente, che mimetizza la presenza dell’edificio nel paesaggio.
All’interno, la palette materica si concentra su due elementi principali, le strutture in legno a vista e i pavimenti in calcestruzzo levigato. La materia costruisce una continuità tonale tra i diversi corpi, con variazioni minime ma sufficienti a qualificare gli spazi senza separarli.