PROTAGONISTI
Studio Haos

Tra materia e spontaneità, i designer Sophie Gelinet e Cédric Gepner si ispirano al movimento cinematografico danese Dogma 95 e all’architettura industriale. E come nei film di Lars von Trier, anche le loro creazioni nascono dal rigore: niente orpelli, solo l’idea nella sua forma più diretta

L’essenza del design per Sophie Gelinet e Cédric Gepner, fondatori dello Studio Haos, risiede nella semplicità. Ispirati dal movimento cinematografico danese Dogma 95, dall’architettura industriale e dai materiali comuni reperibili ovunque – dagli scaffali dei negozi edili alle officine urbane – i due designer francesi coltivano un’idea di progetto radicale e onesta.

Per loro, creare significa arrivare al nucleo, spogliando il superfluo e lasciando emergere la purezza delle forme. “Dogma 95 è stato inventato dai registi danesi Lars von Trier e Thomas Vinterberg, che desideravano creare un’espressione cinematografica più pura e genuina, tra le altre cose, evitando musica extradiegetica – estranea alla realtà della narrazione -, effetti speciali e altri espedienti tecnici”, spiega Sophie.

“Ai miei occhi, ha permesso loro di perseguire e raggiungere una particolare – e forse persino più elevata – eleganza espressiva, perché potevano evocare e descrivere le emozioni con mezzi limitati e restringendo le possibilità invece di ampliarle costantemente. Mentre sviluppavamo le nostre idee per le prime collezioni, questo modo di lavorare aveva senso per noi, perché volevamo limitarci a tecniche estremamente semplici. Le idee di Dogma sono di grande ispirazione per noi”.

LA LORO FILOSOFIA SI BASA SU UN’IDEA SEMPLICE: L’ESTETICA PIÙ PURA NASCE DAL LIMITE, NON DALL’ECCESSO

Entrambi originari di Parigi, Sophie e Cédric si sono trasferiti a Lisbona tre anni fa, inizialmente solo di passaggio. Il destino, però, li ha trattenuti nella capitale portoghese, dopo un breve periodo trascorso a Tangeri, dove hanno imparato a lavorare a stretto contatto con gli artigiani locali.

In Marocco, l’esperienza della produzione diretta – dove un semplice schizzo si trasformava in un oggetto attraverso mani esperte – ha segnato profondamente il loro modo di concepire il design: meno controllato, meno perfetto, ma più autentico. A Lisbona, quella lezione è divenuta metodo.

I due designer hanno scelto di abbandonare la dipendenza da macchinari e competenze esterne, costruendo un processo interamente autonomo. Hanno trovato il loro spazio ideale in un garage abbandonato nel centro città, oggi trasformato in un atelier di cinquecento metri quadrati dove convivono uffici, laboratorio e showroom.

“A Parigi avevamo solo cinquanta metri quadrati,” raccontano. “Qui possiamo sperimentare, sbagliare, imparare. E tutto questo spazio alimenta la nostra libertà creativa. L’atelier è diviso in due: l’ufficio e lo showroom, dove ci occupiamo della progettazione, e il laboratorio, dove realizziamo i prototipi e produciamo i mobili finiti. Lo spazio nel suo complesso ha cambiato radicalmente il nostro modo di lavorare. Possiamo passare da un’idea iniziale a un mobile finito in poche settimane, invece di dover aspettare mesi per vedere il primo prototipo”.

IL LORO APPROCCIO FLUIDO E DIRETTO PERMETTE DI MANTENERE UN CONTATTO COSTANTE CON LA MATERIA, ESPLORANDO I MATERIALI LOCALI – LEGNO, METALLO, CERAMICA – SENZA FILTRI NÉ ECCESSI TECNICI

Questo approccio fluido e diretto permette di mantenere un contatto costante con la materia, esplorando i materiali locali – legno, metallo, ceramica, bambù – senza filtri né eccessi tecnici. L’unico difetto dello spazio, scherza Sophie, è la mancanza di riscaldamento: “L’inverno a Lisbona è breve, ma comunque si fa sentire”.

Il loro design rifiuta l’opulenza dei materiali preziosi e delle lavorazioni complesse, preferendo soluzioni accessibili e sincere. Gelinet e Gepner credono che la forza di un oggetto risieda non nel lusso, ma nella capacità di evocare emozioni attraverso materiali ordinari, semplici e facilmente reperibili, che possono suscitare una forte risposta emotiva.

Un approccio al design che non è nuovo, basti pensare a Gerrit Rietveld e alla sua Crate Chair del 1934 o ad Achille Castiglioni e alle sue lampade nate dai fari delle automobili, anche loro trovavano bellezza nella funzionalità, nell’imperfezione e nella verità dei materiali. La loro filosofia si basa su un’idea semplice: l’estetica più pura nasce dal limite, non dall’eccesso. Questo approccio trova la sua massima espressione nella loro quarta collezione, ispirata direttamente al cinema Dogma.

Riducendo al minimo artifici costruttivi e dettagli decorativi, i due designer hanno scelto di lavorare con tecniche elementari per ottenere forme essenziali e senza mediazioni. Come i film di Dogma, anche i mobili di Haos nascono dal rigore: niente orpelli, solo l’idea nella sua forma più diretta. La complicità tra i due è il motore dello studio. Cédric è metodico, analitico, attento alla coerenza strutturale. Sophie, invece, si affida all’intuizione, lasciandosi guidare da un istinto poetico.

PER NOI MANTENERE LE COSE SEMPLICI NON È UNA REGOLA LIMITANTE, MA UNA SCELTA DI LIBERTÀ. UN MODO DI RESTITUIRE POESIA AGLI OGGETTI E DI RISCOPRIRE, ATTRAVERSO LA MATERIA, IL VALORE DELL’ESSENZIALITÀ – SOPHIE GELINET E CÉDRIC GEPNER

E in questa tensione tra controllo e libertà prende forma l’equilibrio del loro lavoro: un design che unisce logica e sensibilità, razionalità e imperfezione. Entrambi autodidatti, Gelinet e Gepner si muovono con una libertà rara. Non avendo seguito percorsi accademici formali, lavorano privi di preconcetti. “Non sentiamo di avere diritto a nulla”, dice Cédric, “e forse è proprio questo che ci spinge a sperimentare senza paura”.

L’unico rischio, ammettono, è quello di dedicare troppo tempo a ogni progetto: “a volte cerchiamo la perfezione dove basterebbe fermarsi prima”. Ogni nuova collezione rappresenta un processo di esplorazione concreta e tangibile. I loro mobili nascono da prove reiterate, errori e successi, fino a trovare un linguaggio unico che unisce tecnica e poesia materiale. Non esistono per loro pezzi definitivi: il più interessante è sempre l’ultimo creato, e il più emozionante… quello che deve ancora nascere.

Oggi, accanto allo sviluppo di nuovi oggetti, lo studio sta portando avanti un progetto ambizioso: la ristrutturazione di questo grande spazio a Lisbona, metà del quale sarà trasformato in abitazione. È un passaggio importante, il primo verso l’architettura vera e propria. “È al tempo stesso entusiasmante e spaventoso”, ammette Cédric, “come dev’essere ogni progetto che vale davvero la pena di affrontare”.

Questo articolo è estratto da The Book 31. Sfoglia il magazine