In India, Renesa Architecture firma un ristorante ispirato alla cultura giapponese. Dove terracotta, volumi lignei e giochi di luci e ombre plasmano un’atmosfera scenografica e ammaliante
Quando il team dietro al ristorante CallMeTen ha deciso di aprire una nuova sede a Gurgaon, in India, la scelta è stata chiara: evitare qualsiasi replica. Invece di riprodurre un format di successo, Renesa Architecture Design Interiors Studio ha scelto di sviluppare un progetto autonomo, capace di conservare il dna del locale originario traducendolo in una nuova esperienza spaziale.
Nasce così She’s Here, un ristorante che riprende i principi progettuali di CallMeTen e li rielabora attraverso una grammatica materica più calda e raccolta. Se il progetto precedente esplorava la dimensione dell’oscurità e della profondità, qui l’architettura si affida alla terracotta, agli intonaci di terra e ai volumi in legno per costruire un’atmosfera più domestica e contemplativa.
“She’s Here è stata concepita come l’identità gemella di CallMeTen: non una replica, ma l’evoluzione della stessa filosofia progettuale”, spiega l’architetto Sanchit Arora. “Mentre CallMeTen trae ispirazione dalla tattilità primordiale della terra, She’s Here interpreta quella stessa ricerca attraverso un linguaggio più caldo e sobrio, influenzato dalla cultura giapponese”.
Il ristorante occupa una superficie di circa 230 metri quadrati all’interno di HQ27, uno dei nuovi poli della ristorazione di Gurgaon. Lo spazio si sviluppa come una sequenza continua, senza una netta separazione tra percorsi e aree di sosta. Le sedute curve accompagnano il perimetro e modellano nicchie raccolte che garantiscono privacy.
Al centro della composizione emerge il principale elemento scenografico del locale: un grande bancone sormontato da una monumentale copertura sospesa in travertino rosso e terracotta. Il bar quindi assume il ruolo di fulcro spaziale attorno al quale si organizzano gli ambienti. Da un lato si sviluppa un lungo tavolo conviviale in stile omakase; dall’altro, una serie di nicchie più raccolte bilancia l’energia sociale dello spazio con una maggiore intimità.
Lo studio ha sviluppato appositamente per il ristorante un sistema di moduli in terracotta caratterizzati da una superficie scanalata che amplifica il gioco di luci e ombre. Intonaci in argilla, pannelli lignei scanalati, sedute in rattan, dettagli metallici spazzolati e pavimentazioni dai toni terrosi costruiscono un ambiente coerente, caldo e tattile.
L’illuminazione gioca un ruolo centrale. Velette luminose seguono le curve del soffitto, piccoli punti luce emergono dalle pareti intonacate e lampade scultoree scandiscono il ritmo dell’ambiente. Le superfici rimangono volutamente in penombra, mentre l’intensità luminosa si concentra sui tavoli, trasformando il momento del pasto nel fulcro dell’esperienza.
A rafforzare il carattere contemplativo del locale contribuisce anche un elemento inatteso: un albero che attraversa una grande apertura circolare. La sua presenza interrompe la precisione della composizione architettonica e introduce una dimensione organica che richiama il concetto giapponesi di impermanenza.
“Abbiamo immaginato She’s Here come uno spazio in cui fermarsi”, racconta Arora. “Un rifugio silenzioso dove volumi curvi, sedute basse e un’acustica controllata creano un ambiente avvolgente, invitando gli ospiti a rallentare il ritmo e a lasciarsi alle spalle il rumore della città”.
Infine, anche la cucina giapponese contemporanea, basata su tecniche come la fermentazione, la riduzione e la cottura alla fiamma, entra costantemente in dialogo con l’architettura. Il fuoco che emerge dalla griglia teppanyaki e il movimento dietro il bancone, infatti, diventano parte integrante della scenografia.