In Provenza, Pareil reinterpreta una storica dimora di campagna senza tradirne l’anima. Tra muri in pietra, terrazzamenti e materiali della tradizione locale come cotto, calce e legno
Arroccata tra le colline del Var, ai piedi del borgo di Tourtour – conosciuto come il “villaggio nel cielo” della Provenza – sorge una dimora storica ristrutturata dallo studio Pareil, in collaborazione con Studio Nolet e con il landscape design di Sigmap Jardin. L’intervento affronta una delle sfide più complesse dell’architettura contemporanea: intervenire su un edificio storico senza trasformarlo in un esercizio nostalgico né cancellarne il carattere sedimentato nel tempo.
La tenuta – ribattezzata Tourtour – si inserisce in un paesaggio agricolo stratificato, tipico dell’entroterra provenzale. Al centro del lotto si trova una tradizionale casa di campagna in pietra, affiancata da un edificio secondario collegato da un portico, oggi trasformato in studio, e da una piccola colombaia che ospita il garage. Come molte architetture vernacolari della regione, il complesso nasce da una profonda conoscenza del clima mediterraneo. I muri in pietra di grande spessore garantiscono inerzia termica, mentre l’orientamento degli edifici e l’inserimento parziale della facciata nord nella roccia proteggono gli ambienti dai venti.
I proprietari, una famiglia londinese alla ricerca di una casa per le vacanze nel sud della Francia, hanno affidato allo studio il compito di ripensare completamente sia gli edifici sia il paesaggio circostante. “Piuttosto che imporre una nuova identità alla casa, abbiamo lavorato con le sue qualità intrinseche: l’orientamento, la materialità e il rapporto con il terreno”, spiegano gli architetti.
Nel corso della seconda metà del Novecento, numerosi interventi avevano progressivamente alterato l’equilibrio originario della proprietà. Il lavoro di Pareil recupera oggi quella coerenza attraverso una profonda riorganizzazione degli spazi aperti e una rilettura attenta delle volumetrie esistenti.
L’architettura conserva la logica costruttiva della tradizione provenzale: muri portanti massicci, aperture profondamente incassate e volumi che sembrano emergere naturalmente dal terreno. La pietra locale torna protagonista insieme agli intonaci a calce, al cotto e ai legni del territorio, in una palette materica che rafforza il legame con il contesto.
Anche gli interni seguono la stessa filosofia. Il progetto riorganizza la distribuzione per restituire maggiore fluidità funzionale e un equilibrio più armonioso tra gli spazi conviviali e quelli dedicati alla dimensione privata della vita quotidiana.
Pur richiedendo importanti interventi strutturali, la trasformazione rimane volutamente discreta. Sistemi di ventilazione passiva e riscaldamento a pavimento migliorano le prestazioni energetiche dell’edificio senza alterarne l’identità architettonica.
All’esterno, su oltre 4.000 metri quadrati di terreno, Pareil, Studio Nolet e Sigmap Jardin hanno ripensato completamente le storiche restanques, i caratteristici terrazzamenti agricoli provenzali che modellano il pendio. Le terrazze superiori e inferiori sono state ampliate, ridisegnate e riconnesse tra loro per costruire una relazione più armoniosa tra casa, giardino e paesaggio.
Anche la vegetazione segue questa logica di continuità. Ulivi, lavanda e specie autoctone diventano parte integrante di un ecosistema che sembra essersi evoluto naturalmente insieme all’architettura, dissolvendo il confine tra costruito e natura.