A Melbourne, Nickolas Gurtler Office trasforma lo showroom di Lost Profile Studio in un percorso spaziale. Luce e sequenze ridefiniscono il rapporto tra architettura, allestimento e oggetti
Nickolas Gurtler Office interpreta lo showroom – e gli spazi retail – come un progetto di architettura prima ancora che come uno spazio espositivo. Realizzata a Melbourne per Oliver Wilcox e il suo marchio Lost Profile Studio, Lost Profile Gallery costruisce un percorso in cui la luce diventa materia progettuale e gli oggetti sono parte di una più ampia esperienza dello spazio.
Il progetto nasce dalla collaborazione con Wilcox, che immagina la nuova sede non come un semplice luogo di vendita, ma come uno spazio capace di restituire il carattere sperimentale delle collezioni di illuminazione e design da lui curate. Gurtler traduce questa visione in un’architettura che utilizza pochi strumenti – proporzioni, luce, sequenze spaziali e materia – per costruire un ambiente nel quale ogni elemento contribuisce a orientare lo sguardo.
Lo spazio si organizza come un’enfilade di stanze allineate, ciascuna caratterizzata da una specifica atmosfera luminosa. Le tre sequenze, denominate Dawn, Day e Dusk, scandiscono un percorso che accompagna il visitatore attraverso differenti intensità di luce naturale e artificiale. La successione degli ambienti definisce il ritmo della visita, rendendo la progressione spaziale parte integrante dell’allestimento.
La luce è il materiale con cui il progetto prende forma. Definisce volumi, profondità e relazioni visive, trasformando pareti e aperture in superfici che riflettono, assorbono o diffondono la luminosità. Le lampade dialogano continuamente con questa presenza diffusa, entrando a far parte di un sistema nel quale illuminazione artificiale e luce naturale si completano a vicenda.
Anche la scelta dei materiali segue questa logica. Intonaci, superfici opache e texture tattili costruiscono una palette volutamente contenuta, nella quale il colore lascia spazio alle variazioni della luce. Le geometrie essenziali e la riduzione degli elementi decorativi mantengono l’attenzione sulla relazione tra oggetti, luce e architettura.
Nel cuore della galleria, una sala coperta da una morbida volta introduce una diversa percezione della scala. Basamenti, nicchie e aperture organizzano un paesaggio interno che richiama l’allestimento museale più che quello commerciale. L’architettura costruisce una sequenza di soste nella quale anche le soglie e i cambi di luce assumono un ruolo attivo.
I riferimenti dichiarati dallo studio aiutano a comprendere questa ricerca. Da un lato il complesso della Tomba Brion di Carlo Scarpa, dal quale deriva l’attenzione per la sequenza degli spazi, il tema della soglia e il controllo della luce. Dall’altro l’immaginario rarefatto della serie Foundation, evocato attraverso volumi puri, aperture geometriche e un’atmosfera sospesa. Più che citazioni formali, sono riferimenti utilizzati per definire un preciso atteggiamento progettuale.