Sulle dune della costa belga, Magalie Munters modella una villa che sembra affiorare direttamente dal suolo. Cemento a vista, geometrie organiche e squarci di luce costruiscono un’architettura modernista, dal carattere monolitico e scultoreo
Radicata sulle dune di Oostduinkerke, lungo la costa belga del Mare del Nord, Villa Nouvelle Vague nasce da una ricerca che mette in discussione la rigidità della costruzione tradizionale per affidarsi a geometrie organiche, modellate dal vento, dalla luce e dalla morfologia del terreno. Progettata da Magalie Munters Architecture, l’abitazione si inserisce nel paesaggio come una massa scolpita nel cemento, quasi come una sorta di monolite.
Villa Nouvelle Vague prende forma all’interno di un sistema di dune che definisce il carattere del luogo. Il volume arretra progressivamente verso il fondo del lotto, liberando un ampio giardino e permettendo alla luce di raggiungere sia il fronte meridionale sia quello occidentale. Una scelta che consente al sole di avvolgere l’edificio durante l’intero arco della giornata.
Verso la strada, la villa assume il profilo di una grande conchiglia protettiva. Le superfici curve evocano le forme levigate dal mare e, allo stesso tempo, richiamano con discrezione il vicino ristorante Normandie, storico edificio modernista dalla caratteristica sagoma di nave. Anche il cemento partecipa a questo dialogo con il paesaggio: la sua texture orizzontale riproduce le sottili increspature lasciate dalla sabbia quando la marea si ritira.
Da anni, Magalie Munters porta avanti una ricerca sulle geometrie organiche come strumento per superare i limiti imposti dalla costruzione convenzionale. “Da diverso tempo lavoro su abitazioni caratterizzate da geometrie più organiche. Attraverso questa ricerca ho sviluppato un modo di costruire in cui tecnologia e sistema costruttivo non rappresentano più un limite per l’architettura”, spiega la progettista.
“Questo mi permette di utilizzare le curve in tutto il volume con precisione, estendendo la stessa logica anche ai dettagli, come l’assenza di gronde, l’integrazione degli elementi o l’apertura curva del garage. Quella che può sembrare una forma libera è in realtà il risultato di una costruzione estremamente rigorosa”.
L’organizzazione degli spazi segue la topografia del terreno e costruisce un percorso verticale che accompagna gradualmente verso il paesaggio. Le camere da letto trovano posto all’interno delle dune, in una posizione raccolta e protetta, mentre la zona giorno si sviluppa al livello superiore. Dove altezza e luce aumentano progressivamente fino ad aprirsi verso l’orizzonte.
L’accesso al living avviene attraverso un suggestivo vano verticale che attraversa la casa fino alla copertura. Da qui gli ambienti si articolano in una sequenza di compressioni e aperture. La cucina mantiene un carattere più intimo grazie a un soffitto ribassato, mentre il soggiorno si espande verso il mare e la copertura si solleva per incorniciare il panorama.
“Questa variazione delle altezze è fondamentale”, osserva Munters. “La sera la luce scorre lungo le pareti curve e diventa quasi tangibile nei punti in cui lo spazio si dilata. Anche la copertura nasce da questa logica: non è un gesto arbitrario, ma risponde sia alla presenza dell’edificio nel paesaggio sia all’atmosfera che desideravo creare all’interno, con una maggiore apertura verso il fronte e uno spazio più raccolto in corrispondenza della cucina”.
La copertura diventa così una terrazza abitabile: sul retro garantisce privacy, mentre verso il mare si innalza per ampliare la vista sulle dune e sull’acqua. In questa sequenza spaziale affiorano riferimenti alla lezione di Le Corbusier, in particolare nell’uso del tetto-giardino, nell’alternanza di volumi compressi ed espansi e nella centralità della circolazione verticale come dispositivo compositivo.
Il cemento continua a definire l’architettura anche all’interno, dove non rappresenta un semplice rivestimento ma la materia stessa dello spazio. Scala, sedute integrate, cucina e bagni, infatti, vengono ricavati come elementi scolpiti all’interno di un unico corpo monolitico.
“Gran parte della complessità tecnica è nascosta nella struttura”, racconta ancora la progettista. “Questo permette all’architettura di mantenere un carattere diretto e materico, fatto di cemento grezzo, superfici imbiancate a calce, texture visibili e una certa ruvidità nelle finiture. Gli elementi in cemento non vengono trattati come oggetti separati, ma come parti di un unico corpo continuo”.
La matericità del cemento trova equilibrio nelle superfici interne, intonacate e rifinite a calce, che ricordano l’interno levigato di una conchiglia. A completare gli ambienti intervengono arredi in rovere sabbiato e una selezione di pezzi vintage, scelti per introdurre una dimensione più domestica.
Come suggerisce il suo nome, Villa Nouvelle Vague costruisce una narrazione spaziale fatta di luce, movimento e scorci sul paesaggio. Le aperture profonde incorniciano il Mare del Nord, la luce scivola sulle superfici curve accompagnando il percorso nella casa, mentre l’architettura si lascia modellare dagli stessi elementi che hanno plasmato, nel tempo, la forma delle dune.