CASE
Seturi Studio

A Tbilisi, casa, studio e showroom si fondono in un unico ambiente. Un progetto di Pito Seturi e IDAAF Architects che reintepreta gli spazi di vita e di lavoro. Annullando partizioni e gerarchie funzionali

A Tbilisi, il designer Pito Seturi trasforma il proprio appartamento in uno spazio dove abitare e lavorare diventano parte della stessa esperienza. Realizzato con la collaborazione di IDAAF Architects, il progetto non si limita a reinterpretare un interno esistente, ma propone una riflessione sullo spazio creativo contemporaneo. Non più luogo separato dalla dimensione domestica, bensì ambiente ibrido in cui convivono progettualità, vita quotidiana e relazione con gli altri.

L’intervento parte dalle caratteristiche dell’edificio originario, conservando gli elementi che ne definiscono l’identità. Le murature di grande spessore, le aperture profonde e le proporzioni compatte degli ambienti diventano il punto di partenza del progetto. Pito Seturi evita trasformazioni invasive, preferendo lavorare sulla continuità dello spazio e sul rapporto tra struttura storica e nuovi inserimenti. In questo modo, il progetto reinterpreta i vincoli dell’architettura esistente trasformandoli in qualità spaziali.

È proprio l’organizzazione degli ambienti a rappresentare l’aspetto più interessante dell’intervento. Casa, studio, showroom e luogo d’incontro non si articolano in funzioni distinte, ma convivono senza gerarchie. La tradizionale separazione tra spazio privato e spazio professionale lascia il posto a un ambiente continuo, definito dalla disposizione degli arredi, dalle variazioni materiche e dalla luce naturale, senza ricorrere a pareti o partizioni permanenti. Lo spazio rimane così aperto a usi differenti, adattandosi alle attività quotidiane.

Anche la scelta dei materiali contribuisce a costruire questa atmosfera. Intonaci materici, legno, pietra, metallo e superfici dai toni neutri instaurano un dialogo misurato con l’edificio storico, evitando qualsiasi contrasto spettacolare. I nuovi elementi non cercano di mimetizzarsi con il contesto esistente, ma si presentano come interventi autonomi, definiti da una precisione quasi scultorea.

Tra questi emerge la cucina, un volume autonomo che organizza la distribuzione degli spazi e diventa punto di riferimento visivo. Il rivestimento metallico, caratterizzato da una superficie irregolare e dinamica, riflette la luce in modo cangiante, trasformando un elemento d’uso quotidiano in una presenza plastica capace di modificare continuamente la percezione dell’ambiente.

La luce naturale amplifica questa ricerca sulla materia. Penetrando attraverso le profonde aperture dell’edificio storico, mette in risalto lo spessore delle murature, accentua le texture delle superfici e rende leggibile il dialogo tra ciò che appartiene alla costruzione originaria e ciò che viene introdotto dal progetto. L’atmosfera che ne deriva si affida a una qualità percettiva fatta di ombre, riflessi e variazioni cromatiche che cambiano nel corso della giornata.

A completare questa composizione contribuiscono gli arredi disegnati su misura e le opere d’arte integrate nell’architettura. La grande installazione tessile Running Horses, realizzata insieme a Hole on the Wall, l’opera specchiante di Levan Mindiashvili e Volcano di Tina Siradze partecipano alla definizione dello spazio, introducendo nuove relazioni tra superfici, luce e profondità.