In Spagna, Isern Serra Studio reinterpreta la tradizione giapponese dei listening bar “jazz kissa” con un linguaggio caldo e mediterraneo
Nel quartiere dell’Eixample, a Barcellona, Jaç HiFi Café propone una nuova interpretazione della tradizione giapponese dei jazz kissa, gli storici listening bar nati nel secondo dopoguerra dove l’ascolto della musica rappresentava il fulcro dell’esperienza. Firmato da Isern Serra Studio per Arnau e Lígia, il progetto traduce quella cultura in una sensibilità profondamente mediterranea, dando forma a un ambiente che invita a rallentare e ad abitare il tempo con un ritmo diverso.
Anche il nome racchiude questa doppia identità. Oltre a richiamare il jazz, jaç in catalano significa “sdraiarsi, riposare, lasciarsi andare”: un verbo che anticipa il carattere del locale, pensato per mettere in pausa la frenesia quotidiana e lasciare che sia la musica a guidare ogni momento.
Distribuito su una superficie di 95 metri quadrati in Avinguda Diagonal, l’interno si sviluppa come una sequenza di ambienti distinti ma strettamente connessi, ciascuno progettato per offrire una diversa relazione con il suono. Più che il tradizionale impianto di una caffetteria, il progetto evoca l’atmosfera domestica di un soggiorno articolato in una serie di angoli raccolti.
Lontano dall’estetica più introversa dei tradizionali jazz kissa, Isern Serra Studio sceglie una palette luminosa e materica che interpreta il carattere della cultura mediterranea. Pavimenti, pareti e soffitti sono rivestiti in microcemento beige, che avvolge gli ambienti creando un fondale neutro sul quale il legno di noce emerge come materiale protagonista.
L’ingresso accoglie i visitatori con una zona lounge dominata da un divano ad angolo con base in cemento, ammorbidito da grandi cuscini beige. Tavolini su misura in noce con piani laccati, sgabelli in legno, la lampada Akari E di Isamu Noguchi e un’opera di Chidy Wayne completano la composizione, introducendo discreti contrasti cromatici.
Il cuore del Jaç HiFi Café coincide con il bancone, concepito come un vero elemento architettonico oltre che funzionale. Realizzato da Fusteria Vidal a partire da un unico blocco monolitico di noce, il volume integra il banco di servizio, l’esposizione dei prodotti da forno, gli scaffali dedicati ai vinili e il sistema acustico. Gli altoparlanti, progettati su misura da Bloom Island, nascono dalla stessa lastra di legno e ne mantengono la continuità della venatura, mentre i giradischi trovano posto direttamente sul bancone, ribadendo il ruolo centrale della musica.
Questa scelta riflette perfettamente la filosofia dei jazz kissa, dove l’impianto audio smette di essere un semplice oggetto tecnologico per diventare parte integrante dell’architettura. Come sottolinea lo studio, il progetto costruisce “un luogo dove suono e silenzio si incontrano”, trasformando l’ascolto in un rituale quotidiano.
Al centro della sala, un grande tavolo comune in acciaio inox introduce una nota più rigorosa, quasi brutalista. Disegnato dallo stesso studio, il suo volume sfaccettato riflette la luce diffusa della sospensione Lámina, progettata da Antoni Arola per Santa & Cole, mentre gli sgabelli in legno e metallo ne attenuano il carattere industriale.
La parte più raccolta del locale si trova sul fondo, dove il legno di noce si incurva senza soluzione di continuità tra pareti e soffitto, definendo una nicchia dedicata all’ascolto. Una colonna cilindrica scandisce l’ambiente, affiancata da mensole colme di vinili e da diffusori integrati che costruiscono un paesaggio sonoro calibrato con precisione. Una seduta ricavata nella finestra mantiene il dialogo con la strada senza interrompere l’intimità dello spazio.
Ogni dettaglio contribuisce a rafforzare questa sensazione di quiete: tavolini bassi, cuscini, l’illuminazione discreta firmata da Jordi Miralbell e Mariona Reventós e una facciata in legno di iroko, tinta per richiamare le tonalità del noce degli interni.
Anche la proposta gastronomica riflette questa stessa essenzialità. Il caffè viene tostato direttamente in sede a partire da chicchi provenienti da piantagioni selezionate, mentre il matcha arriva da due produttori giapponesi scelti personalmente dai proprietari. Il menu rimane volutamente semplice e familiare, con pane e pomodoro, salumi iberici, dolci ispirati alle ricette di casa e ingredienti acquistati nei negozi del quartiere.