STUDI DI ARCHITETTURA
Yueshi Studio

Il trasferimento di Yueshi Studio nel distretto artistico di Caochangdi segna il recupero di un edificio ora ripartito tra zona abitativa e area di lavoro. Che gioca con scavi, altezze e contrasti materici

Scegliere di lasciare una villa residenziale per trasferirsi in un fatiscente edificio a due piani situato nel distretto artistico pechinese di Caochangdi non è un semplice cambio di indirizzo. È una dichiarazione d’intenti. I muri del cortile in rovina, le erbacce incolte e gli interni angusti offrivano a Yueshi Studio – protagonista di questo trasloco – il pretesto perfetto per “trasformare il degrado in meraviglia”, citando le parole dei progettisti.

“Poiché si voleva un ambiente integrato, i 200 metri quadrati distribuiti su due livelli sono stati suddivisi in due zone completamente separate, ciascuna dotata di ingresso indipendente”, ha spiegato il team di architetti cinese. Ecco allora, da un lato, un’area lavoro di 62 metri quadrati, esposta a ovest. Dall’altro, nella superficie restante, un’area living calda e accogliente. Obiettivo: assolvere sia alla funzionalità di un ufficio, sia alla filosofia rigenerativa del marchio Yueshi.

Scendendo più nel dettaglio, l’area lavoro si sviluppa lungo una stretta ala ovest (larga da 4,5 a 3,6 metri per 16 metri di profondità), frazionata longitudinalmente in una reception, una sala riunioni e un ufficio. A separare le funzioni non ci sono barriere rigide: morbide quinte in lino chiaro svelano i volumi. I soffitti con travi a vista e i baldacchini drappeggiati scompongono le altezze, creando ariosità lungo il percorso scandito dall’elegante pavimento in pietra calcarea color oro nero.

Tra la parete ovest e il muro del cortile si estende una stretta striscia di terra, un tempo ricoperta di erbacce, alberi di prugne e cachi selvatici. Qui si è deciso di ampliare la finestra esistente rivolta a ovest e di aggiungere due aperture verticali per illuminare la zona riunioni. Si è così dilatata la percezione visiva e creato un dialogo con il mutevole paesaggio esterno, di cui alcuni frammenti risultano oggi incorniciati dalle nuove finestre.

Per rompere la monotonia di una pianta che poteva risultare angusta, nella reception e nell’area riunioni, tenendo conto anche dei vincoli imposti dalla posizione delle tubature, è stato ricavato uno spazio ribassato di tre metri quadrati, profondo appena 30 centimetri: un punto di ritrovo intimo, ma inondato di luce e aria fresca, diventato il cardine dell’intero progetto.

In un ambiente ricco di immaginazione, pensato per adattarsi a futuri cambiamenti, si è voluto evocare lo spirito dei cortili tradizionali cinesi attraverso una palette materica ben studiata. Terracotta, legno di olmo e mattoni rossi del Fujian si affiancano a un camino integrato con nicchie per la legna da ardere, ad arredi di design e ad alcune presenze poetiche, dai paraventi dipinti a una sfera luminosa adagiata a terra come una luna. Per una narrazione sospesa tra raffinatezza e romanticismo, tra antico e contemporaneo.