SPAZI MULTIFUNZIONE
Piraeus Warehouses

MPNYC trasforma due magazzini ottocenteschi in luoghi di lavoro e cultura. Un recupero che valorizza le stratificazioni storiche reinterpretando materia e relazioni spaziali

In Grecia, al Pireo, due magazzini portuali ottocenteschi, trasformati l’uno in studio con showroom e galleria, l’altro in spazio eventi, raccontano un approccio originale al recupero del patrimonio industriale. Qui Andreas Kostopoulos dello studio di architettura MPNYC lavora su una coppia di edifici, posti diagonalmente uno di fronte all’altro, valorizzandone le trasformazioni accumulate nel tempo. Pietra, laterizio, legno, calcestruzzo e metallo conservano i segni delle successive stratificazioni, e diventano parte integrante del progetto.

Il contesto è quello di Agios Dionysios, quartiere cresciuto attorno alle attività del porto. La deindustrializzazione ha lasciato in eredità grandi costruzioni in pietra, oggi occupate da gallerie e laboratori creativi, accanto a officine tuttora attive. Questa compresenza di epoche, attività e linguaggi costruttivi trova un corrispettivo nei due interventi, che trasformano la discontinuità del passato industriale in materia progettuale.

Lo studio di Polydefkous Street occupa un edificio nato come deposito, poi suddiviso e adattato a officine, showroom e locali per una società di produzione cinematografica. Ogni passaggio ha lasciato tracce: aperture tamponate, soppalchi, pilastri in calcestruzzo e controsoffitti che nascondevano le superfici precedenti. MPNYC interviene per sottrazione. Il progetto rimuove i rivestimenti, riporta alla luce il tetto in abete e i solai degli Anni 50, riapre i collegamenti tra gli ambienti e recupera imposte lignee rimaste murate per decenni. Nuove porte in acciaio e un pavimento grigio continuo conferiscono unità alle singole aree.

La sequenza degli spazi nasce dall’incontro di epoche differenti. I mattoni recuperati diventano tramezzi e soglie, i vecchi mobili da officina accolgono libri e campioni, mentre le partizioni più recenti diventano superfici espositive. Nella galleria d’angolo, una finitura argentata a base metallica riveste pareti, soffitto, impianti e scala a chiocciola, esaltando per contrasto le irregolarità delle murature adiacenti. Gli spazi mantengono un’organizzazione flessibile. Sale riunioni, laboratori ed esposizioni possono alternarsi, mentre la cucina può trasformarsi in luogo di lavoro o ristoro temporaneo.

Di fronte, Castor Place sviluppa lo stesso principio a una scala più monumentale. Il magazzino in pietra di metà Ottocento era stato trasformato in discoteca, con una sopraelevazione metallica degli Anni 90. L’intervento conserva anche questa aggiunta, riconfigurandola come un volume compatto rivestito con la stessa finitura metallica dello studio. Una sottile fascia vetrata lo separa dalla base storica, mentre una finestra verticale alta nove metri porta luce nel grande ambiente interno.

Uno strato sottile di stucco chiaro raccorda murature, tamponamenti e rinforzi strutturali, lasciando riconoscibili le diverse tessiture. La sala, alta circa dodici metri, è percorsa da passerelle e affacci a quote diverse, che ampliano le prospettive e consentono allestimenti variabili. I monumentali portoni in alluminio fuso di Stefania Strouza, ispirati alle mappe dei fondali marini, introducono una suggestione legata all’identità portuale del luogo.

Nei due edifici la riqualificazione include l’intera successione delle trasformazioni storiche. A Polydefkous le stratificazioni vengono esposte, a Castor Place ricomposte entro un’unità visiva. In entrambi i casi il progetto riconosce anche alle addizioni più ordinarie un valore spaziale, lasciando che il passato continui a partecipare agli usi del presente.