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Brown Estate Headquarter

Catherine Kwong Design progetta la sede di Brown Estate con materiali sofisticati e partizioni leggere che ridefiniscono un grande involucro industriale

Una scatola di cemento con soffitti di nove metri non è un buon punto di partenza per un ufficio accogliente. È però esattamente ciò che Catherine Kwong si è trovata davanti quando il team di Brown Estate – prima cantina della Napa Valley di proprietà afroamericana – le ha chiesto uno spazio capace di reggere la crescita del loro settore destinato a ospitare clienti e visitatori. La designer conosceva già il committente: la tasting room nel centro di Napa, aperta nel 2017, porta la sua firma. E la nuova sede sta due porte più in là.

Il rischio era l’effetto caverna. La risposta è stata verticale: un soppalco inserito nel volume, con uffici privati e sala riunioni al livello superiore. Una mossa che, nelle parole della progettista, “ha garantito un po’ di privacy e un’acustica migliore”, e che libera il piano terra lasciandolo “pronto per gli ospiti” in qualunque momento. E dall’alto, alcune finestre interne restituiscono allo staff la vista su tutto quello che accade sotto.

Al piano terra la pianta si articola in ambiti distinti ma mai separati: reception, degustazione, lounge, bar. A scandirli sono pannelli di vetro rigato montati su telai in acciaio brunito e tendaggi a tutta altezza. “Danno un senso di chiusura e di ritmo mentre attraversi lo spazio”, spiega Kwong, “ma poiché non sono mai completamente chiusi non perdi mai la percezione dell’ambiente nel suo insieme.”

Il carattere industriale dell’involucro non è stato nascosto, ma assecondato. “L’edificio era talmente industriale che abbiamo voluto onorarne la scala e la materialità, invece di mascherarle.” Così i pavimenti in cemento levigato e i pilastri strutturali convivono con pareti azzurre a calce, carte da parati grafiche, tendaggi in lana a doppia altezza e sedute in pelle, mohair e velluto. Il risultato ha il respiro di un loft. “È stato divertente giocare con la giustapposizione, bilanciare uno spazio industriale con una sensibilità residenziale.”

L’obiettivo dichiarato era il comfort, inteso come stato d’animo prima che come dotazione: “il tipo di posto in cui ti accomodi e perdi la cognizione del tempo”. La varietà delle sedute consente di passare da una degustazione collettiva a una riunione ristretta senza cambiare registro, mantenendo – dice la designer – “una sensazione di intimità e di calore, per quante persone ci siano”.