CAFFETTERIE
Bar Élan by Snøhetta

A Oslo, Snøhetta trasforma il rituale del caffè in un’esperienza che coinvolge materia, colore e suono. Sughero scolpito, rovere scuro e accenti verde turchese definiscono uno spazio fluido. Con al centro un bancone circolare

Nel quartiere storico di Kvadraturen, a Oslo, Snøhetta trasforma l’ex showroom di Magnat Kaffehus, azienda specializzata in macchine da caffè, in una caffetteria concepita come vetrina della cultura e della ricerca che ruotano attorno a ogni tazza. All’interno dello Sjøfartsbygningen, edificio dalla ricca facciata in mattoni e dai dettagli decorativi in rame ossidato, Élan interpreta il rito quotidiano del caffè come un’esperienza multisensoriale.

Il fulcro dello spazio è un bancone circolare in rovere tinto scuro, sormontato da un volume scultoreo in sughero massiccio. Scolpito tridimensionalmente secondo forme organiche e sottoposto a un trattamento termico, il sughero introduce una presenza materica e morbida, in continuità con le superfici lignee. La pianta aperta organizza l’ambiente attorno a questo centro condiviso, evitando la tradizionale separazione tra chi prepara il caffè e chi lo consuma. Baristi e ospiti si raccolgono attorno allo stesso elemento, trasformando il bancone in un luogo di scambio e partecipazione.

“Anziché creare un bancone convenzionale, con gli ospiti da una parte e i baristi dall’altra, volevamo dare vita a un nuovo centro d’interazione”, racconta Peter Girgis, architetto di Snøhetta. “C’è qualcosa di magico nel suscitare curiosità attorno ai gesti quotidiani. Un modo per riuscirci è rimescolare un po’ gli elementi”.

Anche la palette cromatica nasce da un riferimento preciso: la ciliegia del caffè. La buccia rosso intenso, la membrana interna grigio argento e il verde turchese dei chicchi ancora crudi suggeriscono una sequenza di tonalità che attraversa gli interni. Il turchese trova la sua espressione più evidente nell’installazione sospesa sopra il bancone, un elemento dalla forma anulare che integra gli altoparlanti e richiama le sfumature del rame ossidato sulla facciata dello Sjøfartsbygningen. Il riferimento al frutto diventa così un principio compositivo che lega l’identità del locale alla storia architettonica dell’edificio.

Il sughero assume un ruolo altrettanto centrale nella definizione dell’atmosfera. La superficie opaca, porosa e ricca di texture introduce calore visivo, oltre a essere un materiale rinnovabile e traspirante. “È un materiale dalla forte componente tattile, che ci ha attratti proprio per la sua consistenza e per la capacità di rendere l’ambiente più caldo”, spiega Marlene Fenger Vedal, responsabile dell’architettura d’interni di Snøhetta.

Banconi, armadiature e pareti sembrano quasi ricavati da un’unica massa, conferendo all’interno un carattere monolitico. Anche gli arredi seguono questa logica: progettati su misura da Snøhetta e realizzati da Henriksen Snekkeri, riprendono il sughero trattato termicamente e mantengono forme sobrie. “Non volevamo mobili dalla personalità troppo marcata, ma pezzi capaci di completare il progetto e lasciare al centro dell’attenzione il cuore dello spazio. Il soffitto e il bancone sono i protagonisti; gli arredi fanno parte dell’insieme”, precisa Vedal.

Sul retro, una sala separata con ingresso indipendente offre un’atmosfera più raccolta. Rivestita in sughero, ospita il divano modulare Array, disegnato da Snøhetta per MDF Italia, in una tonalità caffè, insieme a tappeti di Ege Carpets. Il locale può accogliere riunioni e piccoli incontri, ampliando le possibilità d’uso della caffetteria oltre il consumo quotidiano.

La dimensione sensoriale del progetto prosegue attraverso The Sound of Élan, un paesaggio sonoro composto da Jonas von der Fehr. Ideata già nelle prime fasi di sviluppo, l’installazione accompagna il passaggio dalle zone più dinamiche attorno al bancone alle sedute più tranquille, attribuendo a ogni area un carattere musicale specifico. La diffusione direzionale del suono permette agli ospiti di entrare e uscire dall’esperienza acustica secondo i propri tempi. “Le composizioni si sviluppano gradualmente e permettono di scoprire nuovi dettagli, senza dover seguire la musica dall’inizio alla fine”, spiega il compositore.