A Copenaghen, l’architetto Danielle Siggerud modella uno spazio essenziale, dominato da toni morbidi e avvolgenti. Un progetto che è il frutto di un approccio al design ispirato al minimalismo di John Pawson, con cui Siggerud si è fatta le ossa lavorando a Londra
Nella lingua danese c’è un termine – hygge – che indica il senso di benessere che si prova quando, in un ambiente accogliente e familiare, si riesce a godere delle piccole gioie della vita. È la calda intimità ricercata dall’architetto Danielle Siggerud per la sua casa a Holmen, romantico quartiere sull’acqua in quel di Copenaghen, città dove ha frequentato l’Accademia delle belle arti, per poi aprire il suo studio nel 2016.
L’appartamento dove vive con il marito si trova in un edificio del XVII secolo, un tempo usato come deposito per vele e attrezzature navali, ed è il frutto di un approccio al design ispirato al minimalismo di John Pawson, con cui Siggerud si è fatta le ossa lavorando a Londra, ma improntato al contempo sulla volontà di riscaldare gli ambienti con tocchi personali rendendoli parte di un’abitazione vissuta come un rifugio lontano dalla frenesia.
“Situata accanto a un canale – spiega Siggerud –, la struttura vanta una vista sul porto di Copenaghen, sulla Marble Church e sul quartiere Frederiksstaden, uno dei complessi rococò più importanti d’Europa”. È qui che si è portato a termine un sostanzioso progetto di ristrutturazione, ma senza tradire il valore storico della residenza. “Avevamo quattro piani non collegati tra loro e gli spazi erano piuttosto bui, poiché c’erano più stanze con muri che impedivano al sole di entrare. Siamo intervenuti connettendo i diversi livelli in modo nuovo, conservando gli elementi principali, in primis l’intelaiatura di travi in legno, e demolendo varie pareti per semplificare gli spazi e far penetrare una maggiore quantità di luce naturale”.
Con in testa tre parole chiave – essenza, astrazione e purezza – Danielle Siggerud ha così modellato uno spazio tranquillo e raffinato, all’insegna di un lusso semplice, dominato da toni avvolgenti come una coperta di cashmere, dal sabbia al crema, dal bianco al grigio. “La limitata gamma di colori e l’accostamento tra il legno grezzo delle travi e la superficie liscia della pietra naturale sono alla base di un’atmosfera rustica, ma elegante”, dice la designer, che qua e là ha scelto di spezzare la palette cromatica tendenzialmente chiara con elementi scuri, oggetti d’epoca, pezzi di modernariato e opere d’arte, associando la predilezione per le linee pulite a una grande cura per i dettagli e l’artigianalità.
Se nella sala da pranzo affacciata sul giardino la lampada a sospensione Snowball di Louis Poulsen si affianca a un dipinto del tedesco Paco Knöller, nella cucina su misura spicca il piano in marmo di Carrara. Mentre nella zona living incorniciata da finestre ad arco il dialogo intercorre tra un divanetto in montone bouclé e l’iconico tavolino scultoreo, in legno e vetro, di Isamu Nogushi, tra la lampada da terra Mantis – un leggero stelo metallico – e le celebri sedie con schienale in canna intrecciata di Pierre Jeanneret, e ancora tra una scultura di cubi in ceramica del danese Gunhild Aaberg e un vaso di Gunnar Nylund, tra i ceramisti più noti del secolo scorso.
Quanto alle camere da letto, sono ai piani superiori: quella principale ha un’allure quasi monastica e presenta un armadio a scomparsa con ante scorrevoli e, nella sezione centrale, un ripiano da trucco sotto cui si cela con discrezione un televisore estraibile.