CASE
Buen Retiro

Un progetto discreto e poetico – firmato Bongiana Architetture – per una cascina immersa nella campagna veneta. Oggi trasformata, senza enfasi né ostentazioni, in una guest house dedicata al riposo e alla convivialità

Non è detto che una casa sia fatta per abitarci, la si può dedicare agli amici, alla condivisione di lunghe giornate all’aria aperta, al piacere di stare insieme. È la destinazione di questa ex cascina, alle porte di Padova, città nella quale vivono i suoi proprietari. Appena fuori porta, è immersa nella campagna tra il Brenta che scorre poco lontano e i campi di colza che in certe stagioni si colorano di giallo.

Ereditato dalla famiglia e recuperato con un progetto assai discreto e poetico dagli architetti Pietro Bongiana e Silvia Codato dello studio Bongiana Architetture, l’edificio è passato da una destinazione agricola all’essere dedicato al tempo libero e all’ozio come lo intendevano i latini, che non coincide con il ‘dolce far nulla’ ma piuttosto con il dedicarsi alla cura di sé, alle buone letture e all’esercizio fisico. Orto, feste con gli amici, relax e convivialità, aperitivi e barbecue: questi gli ingredienti delle giornate trascorse in questa guest house che esprime, senza enfasi eccessiva né ostentazioni, l’art de vivre veneta.

L’incontro tra Pietro Bongiana e i proprietari risale a parecchio tempo fa ed è stato fortunato perché i secondi cercavano casa e il primo diede loro appuntamento, senza crederci troppo, davanti a un edificio in vendita, di grande fascino ma decisamente malandato. Invece funzionò, ne seguirono una ristrutturazione e la scoperta di una comune lunghezza d’onda. “Pensiamo che l’ascolto del cliente – spiegano gli architetti – sia il primo passo di qualsiasi progetto”.

La riconversione della casa ha richiesto un sottile lavoro di recupero e, insieme, di eliminazione. Sono stati rimossi alcuni solai per attribuire a certe zone il respiro della doppia altezza, create passarelle leggere che accedono alle stanze al primo piano, mantenute pareti di mattoni a vista accostate ad altre intonacate. Un’architettura che non ha l’ambizione di lasciare tracce permanenti, che ama il gioco, procede sul filo dell’ironia e cerca quella leggerezza che qualche volta tenta gli architetti a dispetto dell’osservanza pedante dei regolamenti. Riflette un approccio ludico e il desiderio di libertà.

Il contributo degli artigiani che vi hanno lavorato è stato determinante: “Alcune decisioni sono state prese sul campo e la casa è cresciuta con loro, con la loro perizia nel trattare i materiali sotto la nostra direzione”, riconosce Pietro Bongiana. Un discorso analogo vale anche per gli interventi d’arte: come il grande cerchio dorato di Wanda Buosi nell’ingresso. È il punto focale di uno spazio importante, volutamente vuoto, che con la sua doppia altezza funge da filtro tra la facciata principale e quella sul retro a vocazione agricola.

Pietro Bongiana, dopo la laurea a Venezia, ha lavorato a Milano con Aldo Cibic ed Ettore Sottsass, in seguito è vissuto in America per poi tornare in Veneto. Silvia Codato, che svolge attività didattica all’Università Iuav di Venezia, ha esercitato a lungo la professione a Barcellona, negli anni d’oro della città. Questo progetto li ha portati non lontano dal loro studio, per un intervento quasi silenzioso, che ha avuto cura del linguaggio rurale riletto con sguardo contemporaneo. Quasi un’architettura ‘senza architetti’.