La casa milanese dell’interior designer Luta Bettonica e dell’architetto Giancarlo Leone è uno spazio luminoso. Il ritratto di un vissuto, dove ogni oggetto narra una storia
Inondata da luce naturale, la casa milanese di Luta Bettonica, product e interior designer nonché presidente di Cini&Nils, e di Giancarlo Leone, architetto, testimonia una vita dedicata all’arte del progettare. I due professionisti abitano e lavorano insieme sin dai primi Anni 90, quando hanno fondato lo Studio Bettonica Leone, con cui si occupano di ristrutturazioni d’interni, restauro di immobili storici, allestimenti e arredi su misura. In questo appartamento hanno riunito mobili e complementi disegnati da loro stessi, opere d’arte, prototipi e oggetti da collezione che non rispondono a un unico concept estetico, ma vanno a comporre uno stile eclettico che ritrae un vissuto.
Siamo a due passi dal Naviglio Grande, in una zona piuttosto movimentata e per questo stimolante. «Ci capita di lavorare fino a tardi la maggior parte delle sere e il fatto di essere in un quartiere vivace ci fa stare bene, è bello vivere la casualità delle circostanze che da questa parte della città sembra accadere così facilmente» spiega Luta. Ad affascinare lei e il marito, però, è stato anche il contesto architettonico: l’abitazione si trova in una delle case a torre progettate dagli architetti Franco Albini e Franca Helg, innovativi complessi residenziali borghesi, costruiti tra il 1958 e il 1972. «Ci siamo trasferiti qui cinque anni fa e il motivo è semplice: questi edifici rappresentano per noi un punto di riferimento per la migliore architettura moderna del quartiere in cui viviamo da sempre».
Altro aspetto positivo al momento dell’acquisto erano gli spazi dalle proporzioni armoniose e in buone condizioni. «Ci siamo avvicinati con delicatezza, intervenendo sui rivestimenti, sulle finiture e sui mobili: un progetto di restyling leggero, con una forte attenzione agli interni, nel rispetto delle tramezzature esistenti». Risultato: oggi la casa vanta una disposizione che lascia ampio spazio alla zona pranzo che si apre sul soggiorno, con una predilezione per aree funzionali ampie e separate. In questo contesto gli ambienti sono stati pensati perseguendo un’idea di equilibrio e non uno stile dominante, né seguendo alcun trend.
«L’atmosfera racconta ciò che siamo, ci rispecchia in maniera onesta – sottolinea Luta -. Molti pezzi sono stati disegnati da noi, altri sono prototipi, altri ancora li abbiamo comprati negli anni. Senza dimenticare una famiglia di oggetti e opere che abbiamo ricevuto in dono dagli stessi autori». L’assortimento va dalle sedute Zigzag e Chip di Roberto Mora alla collezione di ceramiche artistiche Gabbianelli del 1970, da una serie di stampe di Bruno Munari al divano con poltrone Lady di Marco Zanuso, da una scultura in legno dell’artista catanese Domenico “Mimmo” Tudisco (1910-1981) a un’opera iconica del dadaismo come il ferro da stiro con chiodi Cadeau di Man Ray.
Fino alla libreria in ferro laccato degli stessi Bettonica e Leone, e a svariate lampade Cini&Nils, tra cui spicca, nell’accogliente zona camino, quella da parete FormaLa, un nastro di luce in acciaio modellabile in infinite configurazioni. Non mancano lavori di Franco Bettonica, padre e primo maestro di Luta. Fu lui, nel 1969, a fondare Cini&Nils con Mario Melocchi: ecco, allora, la lampada CuboLed e il Cubobar in palissandro ebanizzato e acciaio.
E se la camera da letto associa a un gusto minimalista dei tocchi di colore limitati, ma audaci, in cucina colpisce il pavimento optical con motivo geometrico bianco e nero. Un altro dettaglio degno di nota lo svelano i proprietari di casa: «Abbiamo creduto nella scelta di rivestire pareti e soffitti con uno strato di pelle bianca, così lucida, e con una finitura in vetro, che con i suoi riflessi accentua la luminosità di tutto l’appartamento».