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A casa di Guido Scarabottolo

A Milano, la casa di Guido Scarabottolo, padre storico della grafica e dell’illustrazione. Un loft sui navigli che ospita una quantità infinita di libri e opere d’arte

Un grande edificio milanese di fine Ottocento a pochi passi dai Navigli, di quelli che si sono adattati allo scorrere del tempo e al susseguirsi delle destinazioni d’uso. È in questo contesto che è collocata la dimora d’arte e di vita di Guido Scarabottolo e della moglie Francesca Zoboli. In primis era un oratorio di suore, poi è stato ripartito su tre piani e adibito a magazzino di prodotti caseari e infine – dopo l’ultima guerra mondiale – ha subito ulteriori frazionamenti destinati a ospitare attività artigianali.

Quindi, negli Anni 80, la struttura è stata colonizzata da attività legate al terziario, ed è proprio in questo periodo che Scarabottolo – padre storico della grafica e dell’illustrazione, che vanta collaborazioni con il New York Times e con le più prestigiose case editrici nazionali e internazionali – ha acquistato un enorme spazio che da lì a una manciata di anni sarebbe diventato la sua abitazione, che ora condivide con la moglie Francesca Zoboli, anche lei illustratrice – particolarmente attiva nell’editoria per l’infanzia – e decoratrice d’interni.

L’impatto che si ha varcando la soglia di questo loft di 340 metri quadrati su due livelli è quello di un enorme contenitore di vita artistica. La stessa struttura architettonica – studiata dall’architetto Max Casalini di Arcoquattro Architettura, lo studio dove entrambi lavorano e del quale sono stati fondatori nel 1973 – sembra essere stata pensata per fungere da teatro di vita per una coppia che vive a tutto tondo la dimensione creativa.

Uno spazio senza barriere che ospita una quantità infinita di opere d’arte, dal francobollo a quelle di grandi dimensioni, alcune prodotte dai padroni di casa e altre di amici artisti del calibro di Gianluigi Toccafondo, Simona Mulazzani, Francesco Bocchini, Paolo Guidotti e Petra Varl. Fra tutte spiccano le grandi porte cielo-terra – che fungono da tableau peinture – e il grande arazzo che campeggia di fronte alla cucina, entrambe opera dell’artista Spider.

Un altro elemento catalizzante è la quantità impressionante di libri, definite da Scarabottolo come ‘presenze amiche’. A loro è stata dedicata un’enorme libreria modulare progettata su misura dall’architetto Casalini, che si snoda lungo tutta la parete adiacente la scala. Per quel che concerne l’uso dei materiali la scelta è stata orientata verso quelli più economici – ferro, legno non nobile, intonaco a vista, il tutto senza verniciatura –, un po’ per un discorso estetico ma anche per motivazioni di tipo economico, privilegiando quello che i padroni di casa considerano il ‘vero lusso’, ovvero poter usufruire di uno spazio ampio, senza barriere.

Gli arredi provengono per la quasi totalità da case precedenti o, addirittura, sono stati trovati per strada o acquistati da rigattieri. Il piano superiore – un enorme sottotetto mansardato caratterizzato dalla presenza di una fitta ossatura di travi in noce – funge da studio per le opere di grandi dimensioni, da piccolo laboratorio di falegnameria e biblioteca. Qui la luce zenitale offre la possibilità di ritrovare il contatto vero con i colori e con le forme, senza contaminazioni.

Casa, studio e atelier, quindi, anche perché lo studio Arcoquattro fondato da Scarabottolo si trova al piano sottostante il grande loft: “Scendo tutti i giorni. Dopo una vita da pendolare – sono di Sesto San Giovanni e ho cominciato a venire a Milano in prima media, nel 1958 – lo studio sotto casa è una conquista gigantesca”.