La sua espressività si muove con disinvoltura dalla grafica alla decorazione, dalla pittura al design. Ambiti nei quali Francesca Zoboli si muove privilegiando l’amore per l’astrazione e una palette di colori naturali
Francesca Zoboli si è diplomata in visual design presso la Scuola Politecnica di Design e in pittura presso l’Accademia di Brera, a Milano, città in cui vive e lavora. Il suo lavoro, che da alcuni anni si svolge su una sottile linea di confine fra pittura e decorazione di interni, ha fatto della carta e dei suoi usi il materiale d’elezione: preziosi collage composti con carte povere, trattate con colori all’amido di riso o con inchiostri; grandi assemblaggi, ispirati alle antiche tapisserie, ai tappeti, e agli arazzi, e realizzati utilizzando pettini e strumenti messi a punto specificamente per ottenere texture ed effetti unici.
Tra i suoi progetti le grandi superfici disegnate per Wall&Decò, brand per il quale ha firmato collezioni scaturite da un’intensa ricerca sulle texture e dalla sperimentazione – con incursioni nel digitale – in tema di composizione e di cromie, sovrapponendo elementi e ispirazioni in un interessante gioco di stratificazioni, oltre alla realizzazione di libri illustrati con gli editori Topipittori e La Grande Illusion.
Una creatività trasversale, ma unita da elementi ricorrenti che ne definiscono un’identità chiara e riconoscibile: la tendenza all’astrazione e una tavolozza di colori organici, naturali, che attinge dal mondo vegetale e dalle sue espressioni morfologiche, cromatiche e di texture. Oggi, approdata a una forma di sincretismo fra decorazione e arte, Francesca Zoboli continua la sua attività di decoratrice, ma in un modo completamente inedito rispetto al passato. “Dopo avere scoperto il fascino della carta, un materiale che amo moltissimo, ho iniziato a proporre agli architetti delle carte da parati dipinte a mano o realizzate con la tecnica del frottage. Pezzi unici prima monocromatici, ora aperti alle suggestioni del colore”.
La svolta in questo nuovo cammino è avvenuta quando l’artista ha incontrato Wall&Decò, realtà che propone una visione creativa in cui la carta da parati diventa una protagonista del vivere contemporaneo. “Un incontro da cui è scaturita una collaborazione ormai decennale che mi ha permesso di sperimentare sempre di più fino ad arrivare ad associare l’analogico con il digitale con risultati molto interessanti, giocando con i colori e ingrandendo i pattern. Ricordo quando Christian Benini, art director e socio fondatore dell’azienda, dopo avere visto il libro illustrato per Topipittori, casa editrice di mia sorella Giovanna Zoboli, Dame e Cavalieri – una riflessione visiva sull’arte del Quattrocento – mi ha chiesto di provare a pensare anche a un’interpretazione da adattare a parete. Ne è nato un grande affresco contemporaneo. Partendo, quindi, da un lavoro ottenuto attraverso tecniche dove è centrale l’uso della pittura, come la monotipia o il frottage, ho iniziato a capire la forza della integrazione fra analogico e digitale. I miei lavori subiscono trasformazioni molto interessanti, posso ingrandirli e girare in negativo quello che è in positivo. Ecco, tutto questo mi ha dato possibilità che non avrei mai potuto realizzare in altro modo”.
Il suo studio nasce dalla trasformazione di un’ex fonderia in abitazioni e studi nel quartiere Brenta a Milano, a pochi passi dalla fondazione Prada. Questo spazio industriale è stato conservato – il più possibile – come era in origine, mantenendo al centro della corte il giardino e conservando l’aspetto quasi rurale dell’impianto, con i suoi mattoni pieni a vista, le mura di cinta e l’accesso. Per quanto riguarda gli interni, Francesca ha voluto trasformare lo spazio affinché potesse essere utilizzato sia come studio che come abitazione.
Il lavoro di ristrutturazione è stato affidato all’architetto Max Casalini che ha progettato spazi molto puliti, ispirati alle linee delle abitazioni giapponesi, trasformabili e intercambiabili tramite grandi quinte scorrevoli in legno. I materiali sono principalmente ferro, legno e intonaco a vista che interagiscono con i lucernari originali. Gli arredi sono quasi tutti vintage, trovati tramite passaparola o amici, nell’ottica di uno spazio in continuo divenire anche a seconda dei lavori e delle opere che Francesca realizza. Cavalletti semplici con piani in legno, sedie e sgabelli industriali, assieme al parquet non trattato e alle pareti intonacate a vista, donano un sapore particolare e di sorprendente armonia all’insieme, creando un’atmosfera molto calda e ricca di texture.
La semplice cucina in legno e il bagno seguono lo spirito della casa, con oggetti di recupero basilari, funzionali al lavoro e al vivere quotidiano. Spingendo lo sguardo più in là si vede una scala che conduce al soppalco. Qui c’è una libreria che raccoglie tutto ciò che Francesca ama: i libri di Sonia Delaunay, pittrice che sapeva far danzare i colori, i testi di Anni Albers, i volumi dedicati all’Arts and Crafts che testimoniano come sia difficile per Francesca potersi collocare in una dimensione unica, preferendo sorvolare con leggerezza l’arte, l’artigianato, l’interesse per il tessile.